Nicola Cosentino
Nicola Cosentino

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco detto Sandokan

Tutto rimandato, quando si era quasi in dirittura d’arrivo, quando gli avvocati erano pronti a terminare la discussione. I giudici d’Appello di Napoli che devono giudicare per concorso esterno in camorra l’ex sottosegretario Nicola Cosentino (in primo grado è stato condannato a nove anni), hanno deciso di sentire il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio del capo dei Casalesi, Francesco Sandokan Schiavone.

Il processo, che ieri avrebbe potuto celebrare il suo atto conclusivo, è stato quindi rinviato al prossimo 14 aprile, per ascoltare Schiavone jr, le cui dichiarazioni peraltro erano già state acquisite al fascicolo su richiesta dell’accusa, e con il consenso dei difensori dell’ex coordinatore regionale di Forza Italia, Agostino De Caro e Stefano Montone. Nella prima parte della discussione, i legali avevano toccato il capitolo relativo ai collaboratori di giustizia vecchi e nuovi che hanno parlato di Cosentino, tra cui appunto Nicola Schiavone, definendolo inattendibile.

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Ma tornando alle dichiarazioni di Schiavone jr, quest’ultimo ha fatto mettere a verbale (a settembre del 2018) che i Casalesi volevano uccidere Cosentino. Il clan, in particolare Francesco Schiavone alias Cicciariello (cugino di Sandokan), «voleva uccidere Cosentino che non si era presentato a un appuntamento».

Il progetto non si concretizzò per la presunta mediazione – racconta Nicola Schiavone – di altri due esponenti della cosca: Giuseppe Russo e Antonio Iovine. Ma lo stesso collaboratore di giustizia afferma di aver meditato di colpire Cosentino. Per quale motivo? Perché – spiega il pentito – l’ex deputato del Pdl non gli avrebbe indicato, disattendendo la sua richiesta, un avvocato abile nei giudizi di Sorveglianza.

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