Un sequestro di cocaina

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Leonardi, che ricostruisce i rapporti commerciali tra i secondiglianesi e un clan del Vesuviano

Nel periodo immediatamente precedente alla seconda faida di Scampia, e nel corso del medesimo scontro tra sodalizi criminali dell’area nord, si assiste alla collaborazione tra cosche secondiglianesi con quelle della provincia vesuviana. Collaborazioni che sono finalizzate all’approvvigionamento di cocaina. A parlare della circostanza è, tra gli altri, il pentito Antonio Leonardi. «Ho avuto rapporti criminali, nel campo della droga, con i il gruppo Tamarisco di Torre Annunziata. Ho conosciuto componenti di vertice di suddetto gruppo, mentre ero in carcere a Poggioreale, nel padiglione Livorno; se non sbaglio, eravamo nel 2004. Già da diversi anni, essendo loro dei grossi importatori di droga dall’estero, avevano rapporti con Secondigliano ed in particolare con (tale) Vincenzo, il quale è un grosso broker in grado di rifornire sul territorio campano e romano le varie organizzazioni acquirenti interessate a gestire lo spaccio della droga», fa mettere a verbale il collaboratore di giustizia.

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«Vincenzo era infatti uno storico acquirente per i Tamarisco e comunque lavorava in stretto contatto con loro – racconta ancora il pentito – Questo è avvenuto , posso dire con certezza, fino a quando io stesso sono stato poi arrestato nel dicembre del 2012. Proprio tramite Vincenzo, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2012 , io ed altri esponenti della Vanella Grassi abbiamo acquistato, in due occasioni, un quantitativo complessivo dai Tamarisco, di 55 chilogrammi di cocaina . In una prima occasione abbiamo acquistato , al prezzo di 41.000 euro al chilogrammo, 25 chili di cocaina pura». Non tutti, però, erano «buoni affari» per i secondiglianesi, tanto che si arrivò a ipotizzare, perfino di disfarsi dello stupefacente «inservibile». «In una seconda occasione, allo stesso prezzo – spiega Antonio Leonardi – abbiamo acquistato altri 30 chilogrammi. Ricordo che ad un certo punto si pose il problema della cattiva qualità di 7 o 8 chilogrammi di cocaina dell’ultima partita , in particolare questa droga non poteva essere trasformata in crack e comunque non era, ripeto, di buona qualità».

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