Luigi Di Spirito e Pasquale Puca

Claudio Lamino ha raccontato del mancato pagamento di una partita di droga, fornita dal cartello di Secondigliano

Secondo quanto fa mettere a verbale il collaboratore di giustizia Claudio Lamino, nel corso dell’interrogatorio del sei giugno 2017, uno dei componenti storici del clan Puca avrebbe rischiato di morire per mano degli Scissionisti di Secondigliano. Le dichiarazioni del pentito – come quelle degli altri collaboranti – sono risultate fondamentali per imbastire l’inchiesta, che all’inizio della scorsa settimana ha portato all’esecuzione di 59 misure di custodia cautelare. L’operazione si è abbattuta come un terremoto su Sant’Antimo, finalizzando le indagini che hanno fatto emergere presunti intrecci tra criminalità organizzata, politica e imprenditoria. Non dimentichiamo che l’amministrazione comunale è stata sciolta per camorra. Ma focalizzandoci sul contenuto delle dichiarazioni di Lamino, questi parla anche del suo ex sodale, Luigi Di Spirito (non risulta indagato nell’inchiesta in oggetto, ndr). «Luigi Di Spirito alias palatella – dichiara il collaboratore di giustizia – è uno degli affiliati storici del clan (…) E’ stato la rovina di Pasquale Puca, era un esibizionista, gli piaceva mostrarsi e mostrare la sua posizione di potere camorristico».

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«Di Spirito – continua il pentito – si è sempre occupato di droga… ricordo che quando è uscito dal carcere, ha comprato 80 o 90mila euro di droga. Ma non ha potuto onorare il debito contratto, tant’è che gli Scissionisti lo volevano ammazzare». «Dopo l’arresto di Pasquale Puca, che era contrario allo spaccio di droga, Di Spirito ha incrementato il mercato degli stupefacenti. Sostanzialmente Di Spirito era il braccio destro di Pasquale Puca, fino all’arresto di quest’ultimo. Quando poi anche Di Spirito è stato arrestato, reggente del clan è diventato Amodio Ferriero», dichiara ancora Lamino.

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