I verbali del collaboratore di giustizia Salvatore Belviso: davo io i soldi a Enzuccio D’Alessandro durante la latitanza a Rimini

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Siamo arrivati all’ultima puntata dei racconti dell’ex boss del clan D’Alessandro, Salvatore Belviso. La puntata in cui il pentito spiega al pm Claudio Siragusa quando decise di “dimettersi” da capoclan perché troppo stressato. Ecco che cosa c’è scritto nei verbali. “Andai da Enzuccio (D’Alessandro, ndR) e gli dissi: ‘Siccome questo si lamenta, quest’altro si lamenta, mi voglio lamentare pure io che non ho i soldi. Quindi, non voglio avere più niente a che fare e passo tutto a Paoluccio (Carolei, altro esponente di spicco del clan – ndR)”. Il boss rimase impassibile e rispose: “Fai come vuoi tu”. Il pentito aggiunge però che, spesso, durante gli incontri con D’Alessandro a Rimini, dove trascorreva la latitanza, era costretto a restare con lui. “Mi diceva: ‘Non ti muovere da qua, stai esaurito, fatti un paio di giorni qua, sistemato, quieto, fumati uno spinello… rilassati'”. Belviso fingeva di essere d’accordo “ma poi prendevo e me ne andavo”.

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Il pentito Salvatore Belviso

Solo in un’occasione Belviso rimase quattro giorni con il figlio del boss Michele D’Alessandro. Un supplizio, a sentire le parole del collaboratore di giustizia. “Io potevo pure starci, ma non ce la facevo perché vedevo che non c’erano soldi… dovevamo fare tante cose, pagare l’affitto… lui stava senza soldi, a volte gli ho dovuto portare io 300 euro”. E Belviso si chiede: “Un boss, 300 euro addosso?”. E poi conclude: “Avevamo 500 euro, gli davo 300 euro, rimanevo con 200 euro. Di 400 euro, mi prendevo 100 euro…”.

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