L'ex boss Carmine Alfieri

LA STORIA DELLA CAMORRA L’ex boss della Nuova famiglia e la guerra contro maranesi e clan Gionta

«Io, in principio, ero molto legato ai maranesi, tanto è vero che dovevo fare da padrino a uno dei figli dei fratelli Nuvoletta». A parlare è l’ex boss della Nuova famiglia, Carmine Alfieri, che viene interrogato in qualità di teste durante una udienza del processo di Appello per l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani. Incalzato dalle domande del presidente della Corte, il collaboratore di giustizia racconta dei rapporti esistenti tra il suo gruppo e l’organizzazione malavitosa di Poggio Vallesana.

La rottura tra Alfieri e il clan Nuvoletta

«Fino all’inizio del 1982, poco dopo l’omicidio di mio fratello Salvatore, le cose con i Nuvoletta andavano ancora bene, poi quando mi fu negato l’appoggio per vendicarmi contro i cutoliani, misi anche loro nel mirino. Il fronte della guerra, anche perché il nostro gruppo, nel frattempo era cresciuto militarmente, poté ampliarsi», tiene a sottolineare Alfieri. «Tra il 1982 e il 1984 ci furono molti omicidi, tra essi ricordo quello a nostro danno, del cugino di Ferdinando Cesarano, che venne ammazzato a Torre Annunziata», rendiconta l’ex padrino.

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del Circolo dei Pescatori a Torre Annunziata

«Da quel momento decidemmo di alzare il tiro e di attaccare Polverino e Gionta. Si arrivò al 1984, e organizzammo sia l’assalto a Poggio Vallesana, durante il quale rimase ucciso Ciro Nuvoletta, che la strage di Torre Annunziata (strage di Sant’Alessandro, del 26 agosto 1984», racconta Carmine Alfieri. Che ribadisce al presidente della Corte, come dopo l’omicidio di suo fratello Salvatore, abbia giocato un ruolo determinante per combattere i maranesi, i Gionta, e considerarli alla stregua dei cutoliani. «Ripeto, signor presidente, i Nuvoletta sono doppiogiochisti, e come loro lo sono gli alleati. All’inizio mi fidai e mi affidai alla loro protezione, poi quando scoprii che tramavano, appoggiando i miei nemici, anche i Nuvoletta diventarono obiettivi da colpire», conclude l’ex capo della Nuova famiglia.