Cosimo Di Lauro, uno dei protagonisti della faida di Scampia e Secondigliano

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni di Maurizio Prestieri: la decisione fu presa in un’aula di tribunale, mentre ci trovavamo in un’unica cella per il processo

di Giancarlo Tommasone

La guerra era già iniziata, con gli Scissionisti da una parte, i Di Lauro (quelli rimasti fedeli alla linea di Cupa dell’Arco) dall’altra. A dare la stura alla faida di Scampia e Secondigliano è il duplice omicidio Montanino-Salierno, portato a termine da un commando «separatista» il 28 ottobre del 2004. La situazione, però, non è ancora chiara. Siamo nella fase in cui si cerca di capire chi abbia ordinato il delitto del fedelissimo di Cosimo Di Lauro (figlio del boss Paolo, anche detto Ciruzzo ’o milionario). Poche settimane dopo il delitto, in aula, per l’inizio del processo imbastito contro il «sistema» dell’area Nord, si ritrovano insieme i capi, una volta uniti sotto le insegne di un’unica cosca.

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A rendicontare della circostanza è il collaboratore di giustizia, Maurizio Prestieri. «Finalmente scendiamo al processo, in aula c’è grande tensione. Rispetto a quanto avveniva in passato, non veniamo messi nelle camere di attesa, ma ci ritroviamo in aula tutti insieme, in un’unica cella», afferma Prestieri. Che poi continua: «In questa occasione, Raffaele Abbinante mi avvicina e mi fa intendere che Abete (Arcangelo, ndr) e Mekkey (Mckay, vale a dire Gennaro Marino, ndr) volevano uccidere i miei nipoti che si erano messi con Cosimo, ma lui glielo aveva vietato. Io gli rispondo che non so per quale motivo volevano uccidere i miei nipoti; è chiaro che Papele (’e Marano, soprannome di Raffaele Abbinante, ndr)si aspettava che io, dopo quella ambasciata, mi mettessi con loro (con gli Scissionisti, ndr)».

Gli affiliati ai Di Lauro che
sbeffeggiavano Abbinante

Il collaboratore di giustizia racconta anche di un episodio che dà pienamente la cifra del livello di frizione a cui si era giunti tra i Di Lauro e la fazione separatista. «In aula – dice – vi erano dei giovani affiliati ai Di Lauro che sbeffeggiavano Papele, tant’è che D’Avanzo(Enrico, cognato di Paolo Di Lauro) intimò loro di andarsene».

Il patto per impedire
agguati contro le donne

Lo stesso D’Avanzo, dichiara Prestieri, fece un patto con Raffaele Abbinante «secondo il quale, le donne che venivano ai colloqui in carcere con noi, non dovevano essere oggetto di agguati, mentre questo (accordo) non copriva gli altri nostri parenti, per cui i miei nipoti per un periodo di tempo non vennero a colloquio con me».

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