(Nelle foto Antonio Abbinante, Paolo Ciprio e Gaetano Angrisano)

L’ultima inchiesta sulla mala delle Vele rivela la fibrillazione con il clan della Vanella Grassi e la preoccupazione del rampollo del Monterosa: «Che guaio, con le piazze noi manteniamo i carcerati»

di Luigi Nicolosi

Il patto per lo spaccio di eroina sarebbe stato violato dal clan Abbinante e per questo motivo lo scorso anno si è rischiato lo scontro armato tra la cosca con base al rione Monterosa di Scampia e gli alleati della Vanella Grassi, monopolisti dello smercio di “brown sugar” nella periferia nord di Napoli dopo la fine della terza faida. L’accordo sarebbe stato violato, in particolare, dai gruppi facenti capo a Raffaele Abbinante, Salvatore Roselli “frizione”, e Francesco Raia. La guerra tra i due cartelli non è però divampata grazie a una serie di summit-lampo organizzati a Mugnano, roccaforte del clan Amato-Pagano, prima che fosse troppo tardi.

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L’inquietante retroscena emerge dall’ordinanza di custodia cautelare che poche settimane fa ha portato dietro le sbarre il boss Antonio Abbinante e i nuovi reggenti della cosca capofila del cartello degli Scissionisti. Grazie ad alcune intercettazioni ambientali effettuate nell’auto di Raffaele Abbinante, nipote del ras Antonio, è infatti emersa l’esistenza di un accordo sancito all’indomani della terza faida «riguardo il diritto acquisito dalla Vanella Grassi di vendere in esclusiva l’eroina. Patto sancito e accettato dal reggente pro tempore del clan Abbinante, Giovanni Esposito “’o muort”». La violazione dell’accordo, scrivono ancora gli inquirenti della Dda di Napoli, «spingeva il gruppo della Vanella a chiederne il rispetto. La richiesta veniva avanzata durante un incontro cui partecipavano per l’ultima compagine Gaetano Angrisano e Bombolone, mentre per gli Abbinante Paolo Ciprio. Gli sviluppi della vicenda permettevano di documentare una serie di incontri tra le compagini interessate che alla fine venivano convocate a Mugnano, dove veniva impartita la direttiva di rispettare gli accordi». Questione risolta, dunque? Neanche per sogno. «Tuttavia – scrivono ancora i pm – le piazze di eroina a distanza di tempo risultavano ancora attive, circostanza emersa nel prosieguo delle indagini, pertanto è ragionevole ritenere che l’accordo inizialmente rispettato sia poi stato nuovamente violato e rinegoziato».

Sul punto appare emblematica la conversazione che il 20 giugno del 2020 viene intercettata dagli investigatori. Protagonisti del dialogo sono il nuovo capozona Paolo Ciprio e il reggente Raffaele Abbinante, con il primo che afferma: «Vedi, io sono convinto che questi qua ci hanno scoperti…». Il rampollo replica quindi: «Mo vedi che guaio… allora mo pure Ciccio deve chiudere? Ma noi manteniamo solo i carcerati… mo vedi, succede di nuovo la tarantella… con il mille euro di mio padre». Abbinante junior insiste dunque sul punto: «Lo so, però oggi le piazze mantengono i carcerati… hai capito?». E ancora: «Va bene, se è un patto che stanno aderendo tutti quanti…ma no che chiudiamo solo noi… se chiudono tutti quanti… e noi siamo un unico sistema… dobbiamo seguire il sistema nostro». Il fragile accordo con i ribelli della Vanella Grassi poteva dunque proseguire.

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