Un frame del video 'O capoclan, accanto il commento di Nello Liberti sotto l'articolo di Stylo24

Nello Liberti: sono l’interprete della canzone e non l’autore. Su questa vicenda sciacallaggio di organi di informazione e magistratura

E’ finito al centro della scena per la recente condanna incassata in primo grado, a un anno e quattro mesi di reclusione. Si tratta del cantante neomelodico Nello Liberti, al secolo Aniello Imperato. La sua canzone è stata considerata un inno alla camorra e a un boss, nel frattempo deceduto, del clan Birra-Iacomino di Ercolano. Il brano in questione si intitola ’O capoclan ed è stato composto nel 2004. Liberti ha affidato la sua risposta a Facebook, con un commento in calce a un articolo pubblicato da Stylo24 sulla vicenda. «Io Imperato Aniello, in arte Nello Liberti – scrive il cantante – leggo stupito e molto amareggiato, gli articoli che appaiano in questi giorni su importanti giornali, sul mio conto personale. Assisto poi disgustato a molteplici azioni di gigantesca deformazione della realtà e di sciacallaggio da parte della magistratura. Dunque, voglio rinfrescare la memoria a chi ha deciso di puntare ciecamente il dito contro di me, che non sono l’autore ma solo l’interprete del brano. Sarò presente con tutte le mie forze, le mie capacità, le mie energie fisiche e psichiche a fronteggiarla e a combatterla, questa condanna nei miei confronti. Sono  momenti pieni di tensione, rabbia, frustrazione e sofferenza… altrimenti tutto questo resta la barzelletta d’Italia!!».