Il mistero della biga d'oro, nella foto scavi, legali e autorizzati, all'interno del sito archeologico (la foto è di repertorio, indicativa, e non ha attinenza diretta con l'argomento trattato nell'articolo)

Sospetti su un maestro in pensione del Tarantino, che avrebbe sponsorizzato i lavori per il recupero dell’inestimabile reperto archeologico

Gli ingredienti per l’archeo-thriller ci sono tutti: la storia millenaria, l’ombra di organizzazioni criminali, eminenze grigie, presunte aste a San Marino e a Monaco di Baviera, gli Scavi di Pompei. E’ il giallo dei reperti archeologici che sarebbero stati rinvenuti in località Civita Giuliana, nella città mariana, e poi fatti sparire. Questione di soldi, di molti soldi, perché tra i reperti ci sarebbe anche una biga in oro e argento. Ieri l’ennesima tessera è stata aggiunta al puzzle, che, però, dopo anni tarda a dare un’immagine più nitida della vicenda.

Nel corso dell’ultima udienza del processo che si celebra a Torre Annunziata, contro i due presunti tombaroli, Giuseppe e Raffaele Izzo (rispettivamente padre e figlio, di Boscoreale), è stata ascoltato un carabiniere, che ha rendicontato di una intercettazione, che farebbe sospettare lo sponsor tarantino – quello del maestro in pensione, Raffaele Monticelli -, per gli scavi necessari a far emergere dal passato la biga d’oro. Sul reperto, per portarlo via, sarebbe stata pagata anche una tangente al clan Cesarano.

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Tornando a Monticelli, va detto che non è mai entrato nell’inchiesta della Procura oplontina, ma in passato è stato coinvolto in altre indagini sul traffico di reperti archeologici, tanto che, nel 2017, gli sono stati confiscati beni per 22 milioni di euro. Troppi da giustificare con la pensione di un maestro. Il resoconto sulla udienza che si è tenuta ieri a Torre Annunziata è stato riportato dal quotidiano Metropolis.

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