Raffaele Amato al momento del suo arresto
L'arresto del boss degli Scissionisti, Raffaele Amato

Il progetto emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Illiano, che parla dello scontro interno agli Scissionisti

Sia dalle indagini di polizia giudiziaria (supportate anche da attività di intelligence) che dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, è emerso che il clan Amato, per un certo periodo di tempo, avesse intenzione di uccidere Mariano Riccio, genero del boss Cesare Pagano. Il piano, alla fine, non si concretizzò, poiché le fazioni trovarono un punto di incontro. Sulla circostanza è intervenuto nel corso di interrogatori, anche il pentito Giovanni Illiano. Il 20 marzo del 2014, il pentito fa mettere a verbale che conobbe Mario Cerrone (ex braccio destro del super-narcos Raffaele Imperiale) in «casa di Carmine Amato, detto ’a vicchiarella, quando questi era latitate».

L’ordine / Il boss mi disse: a quello sparagli
in faccia con tutte e due le pistole

«Trattasi, invero, del giorno in cui io ho ricevuto da Carmine Amato, latitante, l’ordine di uccidere gli uomini vicini a Mariano Riccio, nonché quest’ultimo, se fosse sceso a Melito o a Mugnano, come ho detto in molti interrogatori; il tutto dopo la scomparsa di D’Andò (Antonino, vittima di lupara bianca, il corpo sarà ritrovato solo a marzo del 2019, ndr)», precisa il collaboratore di giustizia.

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Il timore di uccidere Mariano Riccio

Ma Illiano ha paura di uccidere Riccio, perché, come afferma, «il motivo per il quale io non volevo uccidere personalmente Mariano era determinato dal fatto, che temevo che se le famiglie Amato e Pagano avessero fatto pace, io potevo essere punito per l’omicidio». Il collaboratore di giustizia racconta che relativamente al progetto dell’omicidio di Riccio, si pensò di avvertire anche il boss degli Scissionisti Raffaele Amato (’o Lello, già detenuto al 41bis, all’epoca), presumibilmente attraverso un pizzino, o durante un colloquio.

Il piano / «Mariano Riccio chiese ed
ottenne l’ok per uccidere Gaetano Marino»

«Poiché, come ho già detto in altri interrogatori, all’incontro era presente anche (un parente acquisito) del suddetto Raffaele Amato, questi (il parente) disse che era possibile mandare l’ambasciata in carcere al Lello, ma che ci sarebbe voluto tempo per la risposta. A questo punto Lelluccio (vale a dire Raffaele Imeriale) disse di procedere comunque nei confronti di Mariano, era il consiglio che dava a Carmine Amato», dichiara Giovanni Illiano.

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