Cosimo Di Lauro e il padre Paolo

LA STORIA DELLA CAMORRA Il figlio adirato per la linea attendista di Ciruzzo ’o milionario: adesso comando io

Dopo l’omicidio di Fulvio Montanino (consumato il 28 ottobre del 2004) si respira, è naturale, aria tesissima nel clan Di Lauro. Il capo è Cosimo, già da mesi investito della guida della cosca di Cupa dell’Arco, direttamente dal padre Paolo, costretto alla latitanza e a stare lontano da Secondigliano. Il boss, però, resta sempre in contatto con il figlio, servendosi di una «staffetta», che reca a quest’ultimo i messaggi a voce.

Qualche giorno dopo il delitto Montanino – nel corso dell’agguato fu ucciso anche lo zio di questi, Claudio Salierno – Cosimo Di Lauro, viene raggiunto dall’«ambasciatore» di Ciruzzo ’o milionario (Paolo Di Lauro, ndr), in una abitazione del cosiddetto Terzo Mondo (il Rione dei Fiori). A rendicontare dell’episodio è il collaboratore di giustizia Antonio Prestieri (nipote di Maurizio e Tommaso, ndr), che racconta di quanto si registrò nell’appartamento in cui il reggente del clan teneva le proprie riunioni.

ad
Il «postino» di Paolo Di Lauro

«Il giorno a cui io faccio riferimento – fa mettere a verbale Prestieri il 18 aprile del 2008 – era di poco successivo all’omicidio di Fulvio Montanino. Nella casa al Terzo Mondo, eravamo presenti io, un vecchio affiliato detto Pepesce, e Cosimo Di Lauro, quando giunse Peppe ’a befana (la staffetta, ndr)».

«(Questi) disse – continua il pentito – che aveva un’ambasciata da parte da parte del padre. Cosimo quel giorno era particolarmente agitato, perché era stato colpito duramente dalla morte di Montanino». Il collaboratore di giustizia riferisce che quando «Peppe diceva di avere dei messaggi di Paolo Di Lauro, automaticamente lui e Cosimo si appartavano nel bagno adiacente all’abitazione, dove Cosimo si appoggiava e teneva le riunioni».

Scene di guerra / «Le bombe le stiamo mettendo
noi Scissionisti per dominare sui Di Lauro»

Ma quel giorno, il «protocollo di riservatezza» non viene seguito. «In quella occasione – afferma Prestieri – Cosimo era così adirato che senza appartarsi, disse a Peppe di riferire (davanti a tutti i presenti) cosa il padre gli aveva mandato a dire. Peppe, alquanto stupito, disse che il padre gli inviava una raccomandazione, ossia di avere i nervi saldi e di non agire d’impulso».  

Il retroscena / La maledizione lanciata al boss
Di Lauro: «Devono ammazzargli tutti i figli»

Secondo Paolo Di Lauro, dichiara il collaboratore, «era doveroso comprendere il motivo per il quale questi, che erano stati loro fedeli affiliati, non solo si erano armati contro i Di Lauro, ma avevano deciso di commettere un omicidio che colpiva al cuore il clan». «Il padre – argomenta il pentito – stava mandando al figlio Cosimo, un messaggio in sintonia con quello che Paolo Di Lauro era sempre stato, e per come egli aveva gestito il clan, e cioè: nei momenti difficili, invece di commettere solo omicidi di risposta, capire anche le ragioni che avevano spinto gli altri ad aggredirli». Paolo Di Lauro, dunque, consigliò al figlio di cercare di fissare un incontro con gli Scissionisti, «quantomeno per prendere tempo».

Cosimo Di Lauro contro il padre:
il suo momento è tramontato

La linea di Ciruzzo ’o milionario, viene però considerata troppo morbida e attendista, da Cosimo che «non volle sentire ragioni ed esprimendosi duramente nei confronti del padre, disse a Peppe che avrebbe dovuto riferire a Paolo Di Lauro che il suo momento era tramontato, ed ora era lui (Cosimo) a decidere, e non voleva discutere con nessuno». Il collaboratore di giustizia racconta che restò impietrito davanti a quella scena, «nel dire quelle cose, Cosimo faceva paura solo a vederlo». «Io rimasi zitto, mentre Pepesce, forte della sua anzianità di militanza nel clan, tentò di convincere Cosimo che il consiglio del padre andava seguito, ma Cosimo non volle sentire ragioni», afferma Antonio Prestieri.

Riproduzione Riservata