mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Il marito killer si pente: «Volevano gettarmi in un pilastro di cemento»

Spedizione punitiva contro la moglie del sicario Tommaso Schisa, il commando era guidato dalle donne dei De Luca Bossa: «Me le sono trovate in camera da letto, Gabriella Onesta disse “ci vediamo tutti domani e ti ammazziamo”»

Il marito, affiliato di punta del clan Minichini e sicario con alle spalle numerosi fatti di sangue, aveva deciso di cambiare vita. Uno sgarro imperdonabile per le temibile cosca di Napoli Est che così, davanti all’impossibilità di rivalersi sul diretto interessato, ha deciso di passare all’azione mettendo nel mirino la moglie del neo collaboratore di giustizia: «Mi hanno accusata di essere l’artefice del pentimento di mio marito. Gabriella Onesto mi disse “ti meriti di finire in un pilastro di cemento».

È una testimonianza da brividi, quella di Elisabetta Esposito, consorte del pentito Tommaso Schisa, che nell’ottobre del 2019 si è ritrovata, sua malgrado, oggetto di gravi minacce di morte da parte di alcuni esponenti di punta del clan De Luca Bossa-Minichini di Ponticelli. A distanza di tre anni quelle dichiarazioni hanno però contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’inchiesta che pochi giorni fa, con 62 arresti, ha azzerato la cosca del Lotto 0. L’indagine in questione ha tra l’altro consentito di far emergere il ruolo apicale che Gabriella Onesto, compagna del boss detenuto Michele Minichini, avrebbe avuto all’interno dell’organizzazione. La stessa Onesto avrebbe inoltre fatto parte del commando che nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2019 ha provato a mettere alle corde la moglie dell’allora neo pentito Schisa.

Elisabetta Esposito, terrorizzata da quanto le era accaduto, decise infatti di rivolgersi alle forze dell’ordine, denunciando tutto: «Verso le 00,30 si presentavano presso la mia abitazione Gabriella Onesto, Enza De Stefano, Fortuna Ercolano e una certa Maria. Le stesse si accompagnavano a un uomo di cui non so riferirvi alcun dato». A questo punto il racconto entra nel vivo: «Queste persone entravano nella mia abitazione e io, essendo il balcone dell’abitazione di mio padre comunicante con il mio, scavalcano e mi portavo presso la mia abitazione entrando dalla camera da letto. All’interno notavo la presenza di queste persone, rappresentavo ai presenti che dovevo prelevare l’abbigliamento sporco riposto nella cesta in quanto intenzionata a lavarlo».

Da lì a pochi secondi sarebbero iniziate le minacce: «Tutte le donne mi accusavano di essere l’artefice del pentimento di mio marito, respingevo ogni addebito e continuavo le operazioni. In questa circostanza Gabriella Onesto mi minacciava profferendo testuali parole “ti meriti di finire in un pilastro di cemento”. Gli animi si stavano riscaldando e temendo per la mia incolumità, riferivo ai presenti che dovevano andare via in quanto sentivo mio fratello piccolo piangere. Mentre andavo via Gabriella Onesto nuovamente profferiva al mio indirizzo minacce di morte più esplicite, ovvero “non preoccuparti, ci vediamo tutti domani mattina e ti ammazziamo”. Appena giunta nell’abitazione di mio padre contattavo voi carabinieri». Scene di pura guerriglia urbana, che il blitz di inizio settimana potrebbe però aver finalmente mandato in archivio.

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