La discussione tra i componenti di una cosca del Vesuviano, che hanno deciso di intraprendere una nuova attività illecita

Vengono intercettati mentre parlano della zona di competenza del clan a cui appartengono, i toni della discussione si fanno man mano sempre più accalorati, fino a quando non prendono la decisione rispetto alla spartizione dei profitti, per una attività che intendono avviare. Le parole del dialogo tra i due componenti della cosca, finiscono in una informativa di polizia giudiziaria redatta sull’organizzazione criminale dei Fabbrocino. I due interlocutori (intercettati mentre discutono in auto) affrontano prima la questione delle estorsioni attuata in alcune zone dell’hinterland nolano, poi progettano di avviare una attività – all’apparenza lecita – da intestare a qualche prestanome. Non è un periodo facile per il clan (fondato dal defunto padrino Mario Fabbrocino). Molti componenti dell’organizzazione stanno operando in proprio, altri, invece restano leali al gruppo, e continuano a versare periodicamente, la «quota» nella cassa comune. Proprio la cassa comune e la quota da versare, sono al centro della discussione dei due affiliati. Il primo prospetta al sodale di poter avviare una attività commerciale nel Nolano, assicurando al «compare» uno stipendio mensile. Quest’ultimo, però, non ci sta, e afferma che «profitti vanno spartiti tra tutti gli affiliati». Perché è vero «che qua, ormai, ognuno fa di testa sua», ma «io voglio rispettare le regole vecchie», afferma uno degli interlocutori. Dal materiale intercettato, non è possibile sapere come sia evoluta la situazione, vale a dire se l’attività sia stata avviata o meno. Fatto sta che i due affiliati, alla fine della discussione, si accordano per spartire i loro eventuali guadagni con gli altri componenti del clan.