Nelle foto, il pentito Rosario Rolletta, Giuseppe Righetto, Umberto De Luca Bossa (secondo quanto afferma Rolletta, non era presente sulla scena dell'agguato, ndr) e Nicola Aulisio

Rosario Rolletta è un fiume in piena e accusa gli affiliati dei due cartelli: «Tutto è iniziato quando i De Luca Bossa-Minichini non hanno più dato gli stipendi ai De Martino»

di Luigi Nicolosi

Lo stop alle mesate degli affiliati dietro l’ultima sanguinosa faida di Ponticelli. Non sarebbe dunque la gestione delle piazza di spaccio, bensì il mancato pagamento degli “stipendi” agli uomini della mala di Napoli Est il motivo della clamorosa rottura tra i De Luca Bossa-Minichini-Casella e De Mertino “Xx”. A rivelare l’inedito retroscena, spiegamento il motivo della polverizzazione della pax, è il neo pentito Rosario Rolletta, decisosi a passare tra le fila dei collaboratori di giustizia dopo l’agguato di cui è stato vittima nel novembre scorso, all’inizio dell’ultima faida: «Verso la fine di settembre – ha messo a verbale il 25 gennaio – si verifica un problema, ossia i De Luca Bossa e i Casella non passavano a noi del gruppo De Martino i soldi necessari a mantenere i detenuti in carcere». È questo l’inizio dell’escalation di violenza che ancora oggi sta seminando sangue e terrore nel quartiere.

ad

Le scottanti dichiarazioni del neo pentito rappresentano uno dei punti cardine del decreto di fermo in forza del quale ieri pomeriggio sono stati arrestati il ras dei Casella Giuseppe Righetto “’o blob” e il rampollo Nicola Aulisio, accusati di due tentati omicidi, oltre che di diversi episodi di armi e, ovviamente, camorra. Uno dei passaggi chiave degli interrogatori di Rolletta è rappresentato dalla ricostruzione dei motivi dell’ultima guerra di camorra, scoppiata all’improvviso alla fine dell’estate dopo mesi di apparente tranquillità: «Quando nel settembre 2020 – ha spiegato Rolletta – sono uscito dal carcere ho trovato la seguente situazione. A Ponticelli vi erano le famiglie camorristiche dei Minichini, De Luca Bossa, Casella e De Martino. Queste organizzazioni facevano parte di un unico cartello. Le redini erano nelle mani di Peppe De Luca Bossa, alias Peppino “’o sicc”, Umberto De Luca bossa, Domenico Amitrano, alias “Mimì’a puttana”, Peppe “’o blob”, ossia Giuseppe Righetto. Vi erano poi i ragazzi di Michele e Alfredo Minichini, tra cui “’ bill”, Luchetto, Nicola Ausilio del clan Casella, Audino il cinese e altri. A capo del clan De Martino vi erano Salvatore De Martino, a piede libero, e Antonio De Martino, che dal carcere ha continuato a dare ordini e direttive».

Fin qui la descrizione dello scacchiere criminale della zona. Un assetto che pur nella sua fragilità è rimasto in equilibrio per qualche anno. Alcuni mesi fa, però, qualcosa si rompe: «Verso la fine del mese di settembre 2020 – ha raccontato Rolletta – si verifica un problema, ossia i De Luca Bossa e i Casella non passavano a noi del gruppo De Martino i soldi necessari a mantenere i detenuti in carcere. Ci fu un incontro a cui hanno partecipato, sulle “case” a Bartolo Longo, Salvatore De Martino, Giulio Fiorentino, Ciro Uccella e Alessio; io non partecipai ma mi fu raccontato dai partecipanti nel corso di un incontro presso un locale nella disponibilità di Salvatore De Martino. Gli uomini del clan De Martino che ho citato si sono incontrati con Peppino “’o sicc”, Umberto De Luca Bossa, “Mimì la puttana”, Peppe “’o blob”. L’incontro non ha avuto gli effetti sperati. I De Lua Bossa-Casella hanno cercato di prendere tempo e ciò ha comportato la rottura dei rapporti». A quel ebbero inizio le prime fibrillazioni: «Abbiamo cominciato a prendere soldi sulle piazze di spaccio e a fare estorsioni a Ponticelli senza l’autorizzazione dei De Luca Bossa. In questo contesto si sono verificati diversi agguati tra le contrapposte organizzazioni. Io stesso, poi, sono stato vittima di tentato omicidio il 2 novembre 2020». La faida di Ponticelli era appena iniziata.

Riproduzione Riservata