La camorra di Castellammare di Stabia
Il boss Michele D'Alessandro (deceduto nel 1999)

L’ex assassino del clan D’Alessandro: l’uomo che era con la vittima si è girato e mi ha guardato in faccia. Ho dovuto ammazzare pure lui

«Quindici giorni di appostamenti per ammazzare il nostro uomo». A svelarlo è il pentito Catello Romano nel corso di un interrogatorio allegato alle ultime inchieste antimafia su Castellammare di Stabia. Dice il collaboratore di giustizia, reo confesso anche dell’omicidio di Gino Tommasino, riferendosi di Carmine D’Antuono.

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«Sono stato io ad eseguire l’omicidio di D’Antuono raggiungendo il luogo dell’agguato con un motorino Sh di colore rosso. Ad incaricarmi della commissione di questo omicidio è stato D’Alessandro Vincenzo. Per quello che mi è stato detto l’omicidio di D’Antuono è stato deciso per l’appartenenza del D’Antuono al clan Imparato».

L’esecuzione dell’amico della vittima

Aggiunge il pentito: «Belviso Salvatore mi ha accompagnato sul posto con un altro scooter di colore scuro. Io ho visto D’Antuono che stava parlando con Donnarumma vicino alle loro autovetture. Io mi sono fermato ad una decina di metri dal mio obiettivo, ho messo lo scooter sul cavalletto e mi sono avvicinato. Ho sparato prima a D’Antuono. Donnarumma si è voltato guardandomi in faccia ed io ho sparato anche a lui».

Romano spiega di aver «utilizzato una pistola calibro 9». «Dopo l’esecuzione dell’omicidio io mi sono allontanato. Belviso si è allontanato in un’altra direzione. Gli appostamenti finalizzati all’esecuzione dell’omicidio di D’Antuono sono durati una quindicina di giorni. È stato Belviso Salvatore a farmi vedere l’autovettura utilizzata da D’Antuono e a descrivermi precisamente le fattezze fisiche dell’obiettivo».

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