Matilde Sorrentino, la mamma coraggio uccisa a Torre Annunziata

La corrispondenza mai letta dal destinatario perché recluso al 41bis. Secondo gli inquirenti Gallo stava cercando la protezione del clan dei Valentini

Lettere dal carcere, missive indirizzate al boss dei Valentini, Pasquale Gionta. Che non ha mai potute leggerle perché recluso al 41bis. A inviarle, con l’intestazione «per il caro cugino», il detenuto Alfredo Gallo, killer di Matilde Sorrentino, la mamma coraggio che con la sua denuncia – pagata con la vita – squarciò un velo sul giro di pedofilia al Rione Poverelli di Torre Annunziata.

L’epistolario «a senso unico» emerge dagli atti del processo che vede il ras Francesco Tamarisco imputato quale mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino. Nelle lettere inviate a Gionta, Gallo si professa innocente e chiede perdono, per qualcosa, che ribadisce di non aver commesso. Secondo gli inquirenti, il killer della mamma coraggio, con quelle lettere avrebbe cercato la protezione del clan Gionta. La notizia relativa alle missive è stata riportata dal quotidiano Metropolis.

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