I verbali del pentito Antonio Iovine: ecco tutte le persone che ho ucciso. Il boss Schiavone voleva farmi attaccare Bidognetti con una bugia

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Dopo aver rivelato quanto di sua conoscenza a proposito del delitto di Antonio Bardellino, il pentito Antonio Iovine illustra la scia di sangue che ha lasciato dietro di sé dagli anni Ottanta in poi, periodo in cui è diventato uno dei grandi boss della camorra casertana. “Tra gli omicidi da me commessi prima del 1988 ricordo l’omicidio di Nicola Griffo, commesso con Giuseppe Quadrano, Francesco Piacenti e Giuseppe Russo”. Poi l’omicidio di tale “Ciccillo ‘o suricillo di Casal di Principe ammazzato in località Ischitella nella zona della discoteca Charlie Brown commesso con Giuseppe Russo detto padrino e Francesco Piacenti. Un altro omicidio che abbiamo commesso io, Giuseppe Quadrano e Francesco Piacenti è quello di un uomo di colore ammazzato a Castel Volturno di fronte al bar Scalzone”.

Iovine aggiunge anche altri delitti “tra cui il quadruplice omicidio di Pagano, Mennillo, Orsi, Gagliardi per il quale sono stato condannato; l’omicidio di un vigile urbano di San Cipriano d’Aversa commesso con Giuseppe Caterino e Raffaele Diana perché era stato ritenuto responsabile della morte di Michele Russo che fu ucciso a San Cipriano”. Iovine però nega di aver “partecipato materialmente all’omicidio di Vincenzo De Falco del marzo 1991. Sapevo però che doveva essere ammazzato”. Mario Iovine, invece, che anni prima aveva ucciso il boss Antonio Bardellino in Brasile, “fu ammazzato per conseguenza dell’omicidio di De Falco. Fu ammazzato a Cascais da uno straniero assoldato da Nunzio De Falco”.

Iovine poi specifica di aver ucciso anche “Liliano Diana, sempre nel marzo del 1991 insieme a Giuseppe Diana ed Enrico Martinelli”. Omicidio per il quale “sono stato condannato in primo grado e pende giudizio in appello”.

E arriviamo alla conclusione del verbale. L’ex padrino ricorda che “nel 1991 mi hanno arrestato per resistenza a pubblico ufficiale ed armi e sono stato in carcere fino al 1995”. Nel 1993 era stato però ucciso suo fratello Carmine, e quindi – appena tornato in libertà – “la mia prima preoccupazione era quella di capire come mai mio fratello era stato ammazzato”. Ne parlò “innanzitutto con Walter Schiavone il quale cercò di farmi capire che c’entrava in qualche modo Francesco Bidognetti ma io mi accorsi che non era una notizia fondata e che Schiavone mi forniva perché sapeva del mio pregiudizio negativo nei confronti di Bidognetti”.

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