Il presidente di EaV, Umberto De Gregorio

Il progetto fortemente voluto da De Gregorio (ma considerato inutile perfino da De Luca) farebbe risparmiare nemmeno due minuti di tempo ai viaggiatori

Trentasei fermate collegano Napoli a Sorrento, sulla tratta della Circumvesuviana. Il tempo di percorrenza è stimato in un’ora e dieci minuti, ma i ritardi, dovuti ai più svariati  motivi, sono all’ordine del giorno (in media per percorrere il tragitto si impiegano tra l’ora e 20’ e l’ora e mezza). Solo in rarissime occasioni – che sono state definite addirittura leggendarie, episodi di quelli che i nonni raccontano ai nipotini – i viaggiatori riescono ad arrivare a destinazione secondo quanto promette la tabella di marcia di EaV (Ente autonomo Volturno, partecipata della Regione Campania che gestisce la linea).

Per non parlare della cancellazione delle corse, anche questa all’ordine del giorno, dello stato delle carrozze, e dei binari, tutti elementi che hanno fatto conquistare alla Circumvesuviana il triste primato di peggiore tratta ferroviaria d’Italia. Cosa fare per migliorare il servizio? In questi giorni tiene banco la vicenda relativa al progetto per il raddoppio della linea, per la quale si andrebbe ad agire con un traforo della collina archeologica di Varano, a Castellammare di Stabia. Il piano, va detto, è stato bollato come inutile perfino dal governatore Vincenzo De Luca.

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Il solo che non si sarebbe accorto del fatto che l’impresa non vale la spesa – come si dice dalle nostre parti – è il presidente di EaV, Umberto De Gregorio. Perché, innanzitutto, è stato calcolato che il risparmio di tempo, con il traforo di Varano (una seconda galleria che andrebbe a collegare la stazione di Via Nocera con quella di Castellammare centro), ammonta a meno di due minuti. Praticamente il nulla a giustificare un’opera importante anche dal punto di vista degli investimenti finanziari, che si intende mettere in campo.

Poco cambierebbe, nel caso in cui, come pure è stato ipotizzato, di raddoppiare la linea fino a Sorrento. Anche in questo caso il risparmio di tempo sarebbe esiguo, e inoltre c’è da considerare un altro problema: l’impossibilità di intervenire (con il raddoppio dei binari) su tratti che attraversano viadotti (vedi  Vico Equense). Un progetto, dunque, quello del traforo della collina di Varano, che per i costi e l’impatto ambientale che ha, non trova alcun senso.

A questo punto quali potrebbero essere le soluzioni? Si potrebbe agire, ad esempio, con la rimodulazione del servizio. Come? Partendo proprio dalla riduzione delle fermate. Valutando l’utilità (o meglio l’inutilità) di continuare a servirsi di stazioni «fantasma». Partiamo dal presupposto che già con il direttissimo (il treno che non effettua tutte le fermate) c’è un risparmio di 20 minuti (50 invece dell’ora e 10’ per raggiungere Sorrento da Napoli), si potrebbe ipotizzare di conservare soltanto stazioni strategiche per il servizio, rendendole punti di aggregazione effettivi ed efficaci.

Non diciamo di cassare tutte e 20 le fermate che non vengono effettuate dal Dd, ma di individuare quelle necessarie. Ad esempio, che senso ha tenere due stazioni che distano praticamente poche centinaia di metri l’una dall’altra? Qualche esempio? Oltre a quelle di Castellammare, anche le due che si trovano sul territorio comunale di Portici, e di San Giorgio a Cremano. Per non parlare poi della fermata di Gianturco, completamente superflua nell’economia della tratta. Un esperimento del genere, quello di limitare le fermate, è stato fatto con il Campania Express, treno riservato ai turisti.

In tale ottica si potrebbe pure rispolverare il progetto, mai preso in considerazione, di un linea per i pendolari, da instaurare nelle ore mattutine, con al massimo una fermata, nei vari comuni serviti. Questi accorgimenti permetterebbero un risparmio di tempo, senza dover ricorrere a un progetto così invasivo – la zona sovrastante la collina di Varano, ospita strutture archeologiche, che vanno messe in sicurezza -, e dispendioso economicamente.

Soldi che potrebbero invece essere utilizzati per il rinnovo del parco mezzi, per la modernizzazione dei binari, che sono alla base della sicurezza, quando si percorre una strada ferrata. Per implementare i controlli (a bordo dei terni e nelle stazioni) ed evitare atti vandalici, o altre azioni che pure influiscono pesantemente sui tempi di percorrenza.

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