giovedì, Giugno 30, 2022
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Il genero del boss si pente e racconta l’inferno: «Mi costrinse al matrimonio»

Luca Esposito fa tremare il clan Contini: «Non rinnego mia moglie, ma la sua famiglia. Patrizio Bosti ci impose la sua volontà, Ettore ha subito iniziato a picchiarmi»

di Luigi Nicolosi

Una vita sotto scacco del clan in nome dell’amore per la donna che aveva conosciuto da giovanissimo. È questa, in estrema sintesi, l’odissea che Luca Esposito, genero del boss Patrizio Bosti, indiscusso esponente di vertice del clan Contini e dell’Alleanza di Secondigliano, ha vissuto sulla propria pelle per oltre vent’anni. Il 41enne è stato arrestato due mesi fa mentre con la moglie, Maria Bosti, era in procinto di imbarcarsi su un volo per Dubai con un green pass falso. Dopo le prime settimane trascorse dietro le sbarre, Esposito ha realizzato di voler fare il grande passo e dare una svolta alla propria vita: passare dalla parte dello Stato e diventare un collaboratore di giustizia. Un pentimento eccellente, il suo, che rischia di tramutarsi in una vera e propria stangata per la temibile cosca con base al rione Amicizia di San Carlo all’Arena.

È il 2 febbraio scorso quando Esposito, ormai maturata la decisione di pentirsi, viene sottoposto al primo interrogatorio innanzi al pm Ida Teresi e al capo della Procura napoletana Giovanni Melillo: «In primo luogo – ha subito dichiarato – voglio dire che vivo da tempo una difficile situazione su cui vorrei rendere delle dichiarazioni. Voglio collaborare con la giustizia. Ho preso questa decisione già prima del mio arresto». A questo punto il racconto del genero del boss entra nel vivo ripercorrendo le prime tappe all’interno della famiglia Bosti: «Voglio raccontare com’è nato il rapporto con la famiglia di mia moglie, Maria Bosti, che ho conosciuto intorno al 1997 a Ischia. Instaurai con lei una relazione, ma non era facile incontrarla. La sua famiglia ostacolava la nostra relazione e in particolare fu proprio Ettore, il fratello di Maria, ad aggredirmi per strada già nel primo periodo di frequentazione. Mio padre, che faceva il magliaro, vale a dire il venditore di abbigliamento usato e rigenerato, decise allora di portarmi per un po’ fuori Napoli con lui».

Insomma, il rapporto tra Luca Esposito e Maria Bosti partì subito in salita e con aspettative ben poco rassicuranti. Ma per il pentito i guai erano in realtà appena cominciati: «A un certo punto accadde che la madre di Maria mi disse che il padre, dal carcere, aveva dato l’autorizzazione alla nostra relazione. Un giorno, tra il 1998 e il 1999 fui invitato ad andare nel parco doveva viveva Eduardo Contini. Venni ricevuto da Patrizio Bosti che, con fare autoritario, mi chiese cosa facesse mio padre. Gli dissi che faceva il magliaro e lui affermò che non sarei mai più dovuto partire per viaggi di lavoro con mio padre. Patrizio Bosti si era reso latitante già poco dopo essere uscito di prigione». Di lì a breve sarebbe arrivato anche il matrimonio, ma il “grande passo” fu il frutto di una scelta tutt’altro che volontaria e frutto del libero amore.

Rispondendo alle domande degli inquirenti, Luca Esposito ha infatti spiegato: «In occasione di una festività, credo San Valentino, la mia fidanzata disse che voleva stare con me. Venne allora a casa dei miei genitori Antonio Aieta, detto “’o piccirillo”, che invitò me e mio padre a seguirlo. Viaggiammo a lungo e fummo condotti a Giuglano, anche cambiando macchina. In un casolare trovammo ad attenderci Francesco Mallardo e Patrizio Bosti. Il primo dovette anche calmare il secondo, che addirittura tentò di aggredire mio padre. In sintesi, Patrizio Bosti impose la sua volontà, che era quella che io sposassi Maria. Ci sposammo nel 2000 e l’anno successivo nacque mio figlio. Ci imposero anche di vivere vicino a loro. Non rinnego mia moglie, ma la sua famiglia». Per Luca Esposito, ormai finito nella morsa del clan, pur senza diventarne mai un affiliato, l’incubo era appena cominciato.

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