Uno scorcio del Rione dei Fiori a Secondigliano, tristemente noto come Terzo Mondo

Scene di degrado e di violenza fine a se stessa nelle piazze di spaccio ai tempi della prima faida di Scampia e Secondigliano

di Giancarlo Tommasone

E pensare che i «tossici» (così intesi quelli che fanno uso di eroina) rappresentano una delle fonti principali del guadagno per gli spacciatori, e in generale per i signori della droga di Scampia e Secondigliano. E invece, da parte dei pusher non c’è alcun riguardo nei confronti di quelli che considerano i più infimi dei clienti, per loro sono soltanto dei subumani, da portare alla morte con la cessione delle dosi, ma pure da utilizzare durante attività tristemente «ludiche», nella visione contorta e obnubilata dal degrado, di chi lavora nelle piazze.

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La circostanza emerge da una serie di intercettazioni effettuate al Terzo Mondo (il Rione dei Fiori) dagli 007 dei carabinieri, che si trovano a indagare nel periodo della prima faida, quella che vede contrapposti il clan Di Lauro, da una parte e la fazione degli Scissionisti, dall’altra. Siamo nella primavera del 2005 e la conversazione che captano gli investigatori – grazie a una microspia impiantata su una vettura – non lascia spazio all’immaginazione, dando la cifra della bestialità a cui si arriva in certi ambienti.

Due pusher discutono dei pestaggi che in maniera estemporanea ma allo stesso tempo studiata, «solo per pariare (per divertirsi, ndr)», vengono portati a termine nei confronti di tossicodipendenti, che senza alcun motivo sono presi di mira e picchiati brutalmente. «Eh, facciamo a chi ne schiatta (ne pesta) di più», dice uno spacciatore, vantandosi delle sue discutibili performance e di quelle di un altro «collega», mentre parla con un suo compagno di turno. «Dovevi vedere: l’altra volta, Antonio, prendeva i tossici sullo stradone (via di accesso al rione, ndr), quando lavoravamo di giorno, e diceva: “E’ stato questo”. Così faceva e li riempiva di botte, e loro dicevano: “Basta, basta”. E solo allora, li mandava via».

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«Madonna – racconta ridendo lo spacciatore –, quanti tossici che abbiamo picchiato», sottolineando come si tratti di una gara a chi «ne picchia di più». «Un’altra volta – continua il pusher col suo macabro e disumano racconto – ne prendemmo uno a caso, da dentro a una C4 (Citroen), ce lo portammo e lo abboffammo di mazzate (lo riempimmo di botte, ndr), che quello stava morendo».