martedì, Gennaio 18, 2022
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Il dramma di Antonio Natale: «Spacciava con i Bervicato, noi volevamo salvarlo»

Orrore al Parco Verde di Caivano, il drammatico racconto dei parenti del giovane ucciso agli inquirenti: «Riceveva anche la mesata e avevano delle armi. Segnalammo la cosa ai carabinieri. Si rifiutò di andare a lavorare al Nord Italia»

di Luigi Nicolosi

Antonio Natale si era cacciato in un brutto, anzi pessimo, giro. Aveva deciso di frequentare e fare affari con la famiglia Bervicato, noti gestori di una florida piazza di spaccio al Parco Verde di Caivano, e quel rapporto non gli avrebbe potuto portare nulla buono. Il giovane, scomparso a inizio ottobre e trovato cadavere dopo poco più di due settimane, era per questo motivo “attenzionato” dai suoi familiari più stretti, preoccupati come non mai per le sue sorti: «Con loro spacciava droga. Ho anche fatto una telefonata anonima ai carabinieri di Caivano dicendo loro cosa stesse accadendo».

Il delitto Natale, a distanza di tre mesi, è ancora in larga parte avvolto nel mistero. Per l’omicidio è attualmente indagato il 20enne Domenico Bervicato, ma i complici non sono stati ad oggi individuati. In compenso poche settimane fa, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono finiti in manette quattro esponenti della famiglia Bervicato, tra cui Domenico e il fratello Francesco, accusati di essere i promotori e i gestori della piazza di spaccio della “case a mattoni”. Ebbene, proprio tra le pieghe di quest’ultimo provvedimento giudiziario emergono i verbali relativi alle deposizioni rese nei mesi scorsi dai parenti di Antonio Natale, che con le loro denunce hanno dato un impulso determinante alle indagini. Quello che ne viene fuori è però un racconto da brividi, dal quale trasuda tutta la preoccupazione dei familiari del giovane ucciso.

Il 18 ottobre scorso Anna Alboretti, madre di Antonio Natale, ha ricostruito la vicenda in questi termini: «Antonio dopo aver preso l’attestato di pizzaiolo da circa un anno ha iniziato a frequentare i fratelli Francesco e Domenico Bervicato, nonché lo zio Emanuele Ricci e il padre dei primi due, Giovanni. Con loro spacciava droga su una delle piazze di spaccio situate nel Parco Verde di Caivano, precisamente quella situata al quarto piano della palazzina “dei mattoni”. Nel mese di luglio-agosto, quando mi sono accorta che mio figlio lavorava per i Bervicato trafficando droga e frequentando queste persone, ho anche fatto una telefonata anonima ai carabinieri di Caivano dicendo loro cosa stesse accadendo. Avevo un rapporto molto stretto con mio figlio ed ero morbosamente legata a lui perché avevo paura che gli succedesse qualcosa». Purtroppo il tribunale della malavita è stato più rapido di quello della giustizia.

Ulteriori dettagli sono stati poi forniti dal fratello della vittima, Giuseppe: «Da circa un anno Antonio aveva preso una brutta strada in quanto si era messo con i fratelli Bervicato, Domenico e Francesco, che conosco di vista, e li aiutava nel traffico della droga al Parco Verde. Mio fratello Antonio era stipendiato dai Bervicato. So che avevano anche delle armi». La misura del dramma emerge infine anche dalle parole di Vincenzo Natale, padre del giovane ucciso: «Da circa dieci mesi non avevo più un buon rapporto con mio figlio Antonio, dato che egli frequentava pessima gente, che spacciava, faceva sempre tardi la sera e rifiutava di andare a lavorare da Giuseppe a Milano oppure con me in Toscana. Sua madre spesso mi diceva di controllarlo, perché frequentava i gestori di piazze di spaccio di nome Domenico Bervicato, suo fratello Francesco e lo zio Emenuele Ricci».

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