lunedì, Dicembre 6, 2021
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Il dramma del 118 in Campania che nessuno sembra vedere

Non solo mancanza di personale e condizioni di lavoro proibitive, arriva anche la decurtazione dell’indennità

di Maurizio Cappiello

Il servizio 118 con i suoi medici sta attraversando in Campania un momento davvero tragico, la carenza di personale e le condizioni di lavoro hanno messo in ginocchio il sistema di emergenza/urgenza territoriale.

Ora con la decurtazione di una indennità oraria di 5 euro e 16 centesimi a carico dei suoi medici, legittimamente retribuita per accordi di categoria, e la richiesta di restituire fino a 100.000 mila euro con la cessione di 1/5 dello stipendio, si rischia di cancellare un servizio di assistenza fondamentale per i nostri cittadini.

Eppure la storia del 118 viene da lontano, istituito per la prima volta il 1 giugno 1990, in occasione dei campionati mondiali di calcio, dove viene attivato a Bologna, prima città in Italia ad avere un numero unico per l’emergenza sanitaria, due anni dopo, il 27 marzo 1992, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga firma il Decreto di istituzione delle centrali operative di allarme sanitario 118, e successivamente con la Legge n. 2/94 la Regione Campania istituisce il Servizio Regionale Integrato per Emergenza Sanitaria (SIRES).

Con i successivi decreti attuativi nasce il 118 anche in Regione Campania nell’Agosto del 2000, tra l’altro tra le ultime Regioni in Italia a dotarsi di tale servizio, precedentemente la gestione dell’emergenza era affidata ad una serie di Centrali Operative, a carattere provinciale, che rispondevano a numeri verdi, talora complicati e sconosciuti ai più.

Oggi questo prezioso servizio di assistenza, che effettua circa 20.000 prestazioni all’anno solo a Napoli e che tanto si sta prodigando anche in questa emergenza pandemica, rischia di scomparire, sono infatti circa 75 i medici su 110 che potrebbero lasciare il servizio per dedicarsi ad altri percorsi della medicina territoriale.

Ora bisogna intervenire con un accordo decentrato prevedendo un’indennità per una professione così rischiosa che compensi l’eventuale trattenuta e conseguentemente un congelamento della trattenuta in attesa di una risoluzione, poi bisognerebbe cambiare lo status dei medici del 118, non più convenzionati ma assunti dalle Asl, in modo di dare diritti e piena stabilità ai loro compensi” cosi come voluto dalle associazioni di categoria.

Un appello finale alle istituzioni regionali affinché questa vertenza trovi rapida risoluzione e si possa mantenere in vita uno dei pilastri principali della nostra sanità.

Maurizio Cappiello
Direzione Nazionale Anaao Assomed

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