Lettera al direttore – «I giornali hanno un potere enorme, ma devono essere rispettosi delle vite e delle sofferenze di chi si trova in un momento di difficoltà»

di Gianpiero Falco.

Egregio Direttore,

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oggi grazie alla sua ospitalità vorrei parlare del diritto di cronaca e dei suoi limiti. E ciò faccio soprattutto per l’esperienza personale vissuta negli ultimi due mesi.

Sono stato catapultato, infatti, in una vicenda giudiziaria che si è originata in Sicilia per la quale lo scorso mese di giugno mi è stata irrogata la misura cautelare dell’interdizione ad esercitare l’impresa. Tralasciando gli aspetti di merito che fortunatamente per il sottoscritto si sono conclusi lo scorso 28 luglio con la revoca di tale misura cautelare, quello che più mi preoccupa è il tema del limite che il diritto di cronaca non dovrebbe mai travalicare. E cioè, banalmente ed a-tecnicamente non essendo un giurista e non volendo spingermi in soluzioni tecniche, quello della dignità della persona che, nel sistema attuale, è esposta senza alcuna protezione al fango indifferenziato che molto spesso -come è successo per me- si posa sul nulla assoluto.

Ebbene tale esperienza personale mi permesso di constatare con mano quanto taluni giornali siano molto propensi all’attacco indifferenziato e senza alcuna analisi di colui il quale riceve il provvedimento giudiziario e, di contro, quanto siano molto cauti, o per meglio dire latitanti, nel pubblicare la notizia contraria di revoca del provvedimento. Ma la cosa più grave è rappresentata dal fatto che alcune testate addirittura approfittano del momento di debolezza dell’indagato per poter ampliare il danno con altre notizie molto spesso del tutto infondate, come è capitato personalmente a me con la diffusione di pseudo-notizie false e tendenziose che saranno sicuramente oggetto di denuncia da parte dei miei avvocati.

Ancora, alcune testate hanno colpito con la pubblicazione di notizie assolutamente distanti dal thema relativo a quelle per le quali l’esigenza di soddisfare il diritto di cronaca aveva suggerito di dare. Il riferimento è ad alcune testate on-line che hanno asserito addirittura che sarei, con il mio appaltatore, indagato per truffa per un’opera pubblica a Pomigliano. Una calunnia bella e buona di cui è facile individuare l’artefice: traspare in maniera cristallina la longa manus di coloro i quali sono stati denunciati dal me proprio per l’esecuzione dei lavori relativa all’opera di cui in premessa. Addirittura c’è anche chi si permette di modificare una precisazione dei miei avvocati circa l’esattezza della notizie pubblicata. Siamo alla follia e al conflitto di interesse più totale.

Gianpiero Falco

Ora, è opportuno spiegare, rispetto alla riqualificazione urbana di Pomigliano, come il sottoscritto rappresenti il concessionario che purtroppo ha accettato l’inserimento in variante della caserma del Gruppo Napoli uno dei carabinieri all’interno della propria area in concessione con il conseguente  ritardo da parte dell’amministrazione comunale di 7 anni relativamente all’aggiornamento del cronoprogramma e del Piano economico finanziario che è alla base della realizzazione dell’investimento. Questo per rispondere a chi dice che la concessione è ferma al palo. Ed è opportuno sottolineare come il concessionario nonostante la mancanza di perfezionamento degli atti summenzionati, ha iniziato a realizzare le opere che erano comuni a quanto previsto in sede di gara e a quanto modificato per richiesta della stessa amministrazione con l’inserimento dello spostamento a Pomigliano della caserma dei carabinieri oggi presente a Castello di Cisterna.

In altre parole, l’amministrazione ha chiesto una variante, il concessionario l’ha accettata ed il comune non ha perfezionato l’atto amministrativo di riequilibrio economico-finanziario che la legge impone. E nonostante ciò, realizza le opere comuni alle due ipotesi. Mi verrebbe da  chiedere a lor signori perché questo falso in atto direi pubblico? Noi sappiamo perché e lo diremo anche all’autorità giudiziaria. Anche perché se la vogliamo dir tutta, il sottoscritto in qualità di concessionario è dovuto intervenire anche per supportare l’appaltatore, anche esso citato nell’articolo, da truffe e raggiri contrattuali. Tutti aspetti che hanno trovato fondatezza in sede civile e non ancora in sede penale, con un provvedimento di archiviazione opposto dagli aventi diritto.

Per concludere, caro Direttore, mi permetterà di dire che il diritto di cronaca purtroppo oggi è spesso svilito ed asservito a mercenari della cronaca, più che a giornalisti. Con la seconda Repubblica, è diventato il diritto di gettare fango addosso al proprio avversario. E questo un paese civile non può permetterselo.