Fabio Scotto Di Vetta

Fabio Scotto Di Vetta, avvocato e concorrente rivelazione di MasterChef 9 a Stylo24: si va verso il recupero delle ricette della tradizione.

L’emergenza Coronavirus ha cambiato tutto. Ogni campo della nostra vita ha finito con l’essere inevitabilmente condizionato dalla pandemia, dalle misure prese e da quelle che si prenderanno nelle prossime settimane. Anche il settore della ristorazione ne è stato inevitabilmente toccato. Anzi, è senza dubbio tra quelli più colpiti. Per ovviare a ciò, sta cominciando a prendere sempre più piede il concetto di delivery, la cosiddetta consegna a domicilio. Ma è realmente questo il futuro della ristorazione? Stylo24 ha parlato di questo e altro con Fabio Scotto Di Vetta, avvocato napoletano, ma anche concorrente rivelazione dell’ultima edizione di MasterChef.

Come cambierà adesso la ristorazione alla luce dell’emergenza Covid?

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«Sicuramente questa emergenza ha avuto e avrà conseguenze nel campo della ristorazione, così come in tutti gli altri. Purtroppo è abbastanza difficile conciliare il concetto che ne avevamo fino a non molto tempo fa, con le regole che ci vengono imposte dalla situazione che stiamo vivendo. In quest’ottica, la ristorazione è già cambiata. A essere colpite saranno soprattutto le piccole attività, che potrebbero a malincuore anche essere costrette a chiudere. Per quanto riguarda le grandi sale, invece, l’immagine di pochi tavoli con altrettante poche presenze obbligherà a reinventare il concetto di ristorazione stessa. Anche per attirare quella fascia di clienti che avrà paura di tornare a frequentare questi luoghi. Insomma, i maggiori costi a cui si andrà incontro possono avere un senso se le persone saranno pronte a tornare a mangiare fuori. Certezza che al momento non c’è ancora».

Tutto ciò che sta accadendo avrà un effetto dal punto di vista commerciale, senza dubbio, ma è possibile anche nell’applicazione pratica in cucina, obbligando al recupero di ricette della tradizione, cosiddetta, povera?

«Certamente. Anche e, forse, soprattutto in considerazione del fatto che il lockdown ha costretto tutti a riavvicinarsi a questo tipo di tradizioni. Affidandosi alle cosiddette ricette delle nonne, che si erano un po’ perse, a fronte di una cucina più ricercata e allo stesso tempo veloce. A questo punto, quando si tornerà a uscire, andando nei ristoranti, anche gli chef dovranno adeguarsi a questi gusti che la quarantena ha lasciato».

La cucina delivery sta assumendo un ruolo sempre più importante. Arriveremo al punto di avere una cucina di eccellenza, magari una Stella Michelin, che fa asporto?

«Credo siano due mondi completamente diversi. Il delivery nasce per esigenza. Buona parte dei locali di chef stellati ha ripreso a lavorare seguendo questo sistema, ma credo che una Stella Michelin, intesa come riconoscimento di alta ristorazione, possa rimanere quella che è esclusivamente in riferimento alle pareti del ristorante, che resta la casa dello chef. Lì dove nasce e si evolve la creazione. Le persone, poi, potranno scegliere il migliore d’asporto, magari si arriverà anche all’attribuzione di riconoscimenti. Ma quando parliamo di Stella Michelin, facciamo riferimento a una serie di componenti, che fanno in modo che quel ristorante venga premiato. Come, ad esempio, il servizio, che ovviamente nel delivery non c’è. Senza dubbio parliamo di una realtà già molto diffusa al Nord Italia, che avrà un ruolo sempre più importante anche al Sud. Ma si deve tener presente che il sapore di un piatto, diciamo, cotto e mangiato al ristorante, non potrà mai essere lo stesso una volta consegnato a casa. La cucina di eccellenza resterà sempre quella consumata all’interno del locale».

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