Da sinistra il defunto boss Mario Fabbrocino e il padrino della Nco, Raffaele Cutolo

LA STORIA DELLA CAMORRA / I boss parlano (intercettati) di un personaggio «mitologico» del crimine organizzato

di Giancarlo Tommasone

Negli ambienti criminali del Vesuviano, Giuseppe R., alias Peppe ’o pazzo, è un personaggio «mitologico». Cutoliano della prima ora, sopravvissuto alla guerra di camorra contro la Nuova famiglia, di quel periodo conserva un retaggio indelebile, una sfera di vetro, che gli sostituisce il bulbo oculare, lasciato sul «campo di battaglia» nel corso di un conflitto a fuoco con il clan avverso. Oltre che in numerose inchieste della magistratura (prodotte a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta), il nome di Peppe ’o pazzo è ricomparso in una informativa di polizia giudiziaria redatta sul clan Fabbrocino. Del cutoliano parlano, intercettati, alcuni sodali della cosca di San Giuseppe Vesuviano. La guerra di camorra, ormai si è conclusa da oltre venti anni, la Nco non esiste più, stessa cosa dicasi per la Nuova famiglia, ciononostante Peppe – scontato il suo debito con la giustizia – vive praticamente blindato in casa, non esce quasi mai. La sua camera da letto è paragonabile al caveau di una banca. «Nello specifico, per entrare a casa di Giuseppe R. – è riportato nell’informativa – bisogna oltrepassare due solidi portoni che sono sempre tenuti serrati e che vengono aperti solo a persone note. Inoltre la camera da letto del cutoliano è protetta da una porta in ferro massiccio ed anche le finestre sono dello stesso materiale. In altri termini la camera da letto ha le sembianze di un caveau bancario». Nelle rarissime occasioni in cui Peppe ’o pazzo abbandona il suo «fortino», lo fa per brevissimo tempo e solo per questioni di vitale importanza, e temendo attentati da parte dei suoi vecchi nemici, in particolar modo dei Fabbrocino, «ha la cura di camuffarsi, travestendosi» soprattutto da prete.

ad