I due boss nemici, Raffaele Cutolo e Mario Fabbrocino

La storia di Peppe ’o pazzo emerge dall’intercettazione di un camorrista legato al clan Fabbrocino

di Giancarlo Tommasone  

Vent’anni barricato in casa, senza mai scendere, per paura di una vendetta, da parte dei nemici di sempre, quelli del cartello della Nuova famiglia. E’ la storia di un vecchio fedelissimo del boss Raffaele Cutolo, che emerge come una leggenda «noir» dall’universo della criminalità organizzata del Vesuviano. Anche se stando non solo alle parole di chi quella storia la racconta (non sapendo di essere intercettato dagli 007 dell’Antimafia), ma anche al riscontro degli inquirenti, corrisponde in tutto e per tutto alla realtà. Una storia narrata da chi la malavita l’ha sposata da giovanissimo, e negli anni Ottanta, dovette scegliere se stare dalla parte della Nco o della fazione avversa. E’ la vicenda di tale Peppe ’o pazzo, e finisce in una delle numerose inchieste condotte dalla Dda sul clan Fabbrocino. A parlare dell’estrema «cautela» utilizzata dal cutoliano, sono un affiliato legato a Mario ’o gravunaro (Fabbrocino, deceduto nell’aprile del 2019) e un suo amico commerciante. I due discutono di un episodio verificatosi qualche settimana prima, e che aveva visto protagonista il reggente del clan. Quest’ultimo aveva raggiunto l’abitazione del cutoliano, invitandolo a scendere in strada, per fargli una «ambasciata» (per riferirgli un messaggio, ndr), e cercare di risolvere una questione alquanto spinosa, seguita al litigio tra due malavitosi. «Peppe ’o pazzo, che sta sempre chiuso dentro, non è sceso», spiega l’affiliato al suo interlocutore. «Ha detto: “Io sto da 20 anni chiuso dentro e sono campato (sopravvissuto)… e adesso per mezzo (a causa) di due, tre scemi, devo morire?”. Quello – continua il camorrista – sono veramente 20 anni che non scende mai, sta sempre chiuso dentro, è furbo, è intelligente».

ad
Leggi anche / «Questa bottiglia di nocino
te la manda quel signore di Ottaviano»

E poi l’uomo racconta: «Una volta lo vidi affacciato e gli dissi: “Ma tu, non scendi mai?”.  E Peppe ’o pazzo mi rispose: “E’ meglio rimanere chiuso dentro una casa, che dentro una bara». La storia del cutoliano fu così commentata dal pm Rosario Cantelmo, titolare di quella inchiesta prodotta sul clan di San Giuseppe Vesuviano: «Il loro controllo del territorio era totale: uno dei rivali sopravvissuti all’egemonia dei Fabbrocino, un ex cutoliano, è stato costretto a una vita blindata in casa, dove vive barricato in camera da letto».