I risultati di uno studio condotto da ricercatori, medici ed epidemiologi.

Il coronavirus nel Nord Italia ha fatto la sua comparsa all’inizio di gennaio, dunque molto in anticipo rispetto del primo caso accertato in Lombardia il 20 febbraio, ma anche prima dei due casi confermati a Roma il 30 gennaio riguardanti una coppia di cittadini cinesi. E’ quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori, medici ed epidemiologi di diverse università lombarde, nonché di agenzie sanitarie e Asl, a partire dalla direzione Sanità della Regione Lombardia, e dalla Fondazione Kessler di Trento. Una ricerca non ancora pubblicata su una rivista scientifica ma resa disponibile, in pre-pubblicazione, sull’archivio pubblico Arxiv.

L’indagine ha tracciato la catena di contagi dei primi pazienti positivi registrati in Lombardia, soprattutto tenendo conto dell’arco di tempo talvolta lungo tra il contagio di un individuo, la comparsa di segni clinici e l’identificazione della malattia, ed è arrivata alla conclusione che la circolazione del virus in Italia risale all’inizio di gennaio 2020.

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Per arrivare a questo risultato, il team ha raccolto e analizzato i dati epidemiologici di 5.830 casi confermati e dei loro contatti stretti: dalla data dei sintomi, alle caratteristiche cliniche, i ricoveri in ospedale ecc. Dal 21 febbraio al 25 febbraio infatti – ricordano gli autori – sono stati testati tutti i casi sospetti e i contatti asintomatici. Dal 26 febbraio in poi, i test sono stati applicati solo ai sintomatici. I ricercatori hanno quindi intervistato ogni soggetto positivo, e/o i loro parenti se necessario, per determinare la storia dell’esposizione durante le 2 settimane precedenti l’inizio dei sintomi e il risultato positivo del test, comprese date, orari, relazioni, hobby e altro. I dati sono stati inseriti in un database centrale e analizzati.

In Italia – si legge nell’articolo – l’inizio ufficiale della crisi sanitaria ha coinciso con l”identificazione di un paziente di 38 anni all’ospedale di Codogno il 20 febbraio. Una persona in precedenza in buona salute, non tornata da viaggi in paesi a rischio e che non aveva avuto contatti con persone provenienti da quelle aree. Mentre il paziente zero nella regione è rimasto sconosciuto, la rapida espansione del numero di pazienti in Lombardia – dai 530 casi rilevati il 28 febbraio ai 5.830 l’8 marzo – rivela dunque che il virus circolava già ad alta velocità nel popolazione.