Il clan Amato-Pagano si affidava a tale Mustafà per formare gli estorsori (foto di repertorio)

La circostanza emerge dai verbali dei pentiti allegati all’ultima inchiesta sull’organizzazione criminale dell’area Nord

I corsi del «master» per specializzandi nel settore estorsione del clan Amato-Pagano erano tenuti da Franco B., detto Mustafà (fedelissimo del boss Mariano Riccio). E’ quanto emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Cerrato (classe 1971). I verbali del pentito sono allegati agli atti dell’inchiesta che nei giorni scorsi ha innescato una maxi-operazione delle forze dell’ordine. Trentuno, in totale (22 in carcere, 9 ai domiciliari) le misure eseguite sul territorio della provincia nord di Napoli (in particolare nei comuni di Melito e Mugnano) nei confronti di altrettanti indagati, accusati di essere legati, a vario titolo, all’organizzazione criminale degli Scissionisti.

Ampio spazio è dedicato, nella voluminosa ordinanza di custodia cautelare – a firma del gip Saverio Vertuccio -, al «comparto estorsivo» della cosca. Fondamentali per ricostruire la trama dell’attività illecita, sono state proprio le dichiarazioni dei pentiti. Cerrato, prima di maturare la decisione di collaborare con lo Stato, per anni ha fatto parte dei «quadri» del clan Amato-Pagano, occupandosi proprio di pianificare, imporre e raccogliere le estorsioni. Il pentito racconta che dopo la guerra contro gli Abete-Abbinante, si occupò del pizzo a Mugnano, «ero affiancato da Peppe Sinistro (indagato nell’inchiesta in oggetto, ndr) che a Mugnano mi trovò anche la casa, quella in cui poi fui arrestato».

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Oltre a Sinistro, ad occuparsi del racket c’erano anche «Mustafà e Lino il barbiere», dice il collaboratore, che cita anche un tale che chiama scorzetta. «Picchiammo quest’ultimo (scorzetta, ndr) e lo cacciammo, al suo posto mettemmo Franchetiello detto il farmacista, che si occupò delle estorsioni al mercato ittico di Mugnano». «Dopo un po’, però – continua il pentito –, ci accorgemmo che scorzetta era più bravo e allora togliemmo il farmacista e rimettemmo scorzetta». Franchetiello, comunque, «non andò via da Mugnano».

Secondo quanto afferma il collaboratore di giustizia, restò al «lavoro» con una sorta di part-time: «Rimase lì a 1.000-1.500 euro al mese, faceva il giro con gli altri per le estorsioni, giusto per fare numero». Nel corso dello stesso interrogatorio, Cerrato tratteggia nei particolari il profilo di Mustafà. «Lui, insieme a Lino detto il barbiere, ogni mese chiudeva i conti delle estorsioni a Mugnano, con me e con Mariano (Riccio, ndr)». Non solo: Franco B., o Mustafà che dir si voglia, era considerato dal clan un vero e proprio «docente» nel campo del pizzo. «Per come mi chiede, Mustafà dopo aver insegnato al Barbiere il sistema estorsivo, ha lasciato questo settore, per interessarsi della droga e delle azioni armate. Anche se qualche volta lo mandavamo a ritirare le estorsioni per intimidire le persone», fa mettere a verbale Cerrato, rispondendo alla domanda del pubblico ministero.

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