Carmine Alfieri e Pasquale Galasso

LA STORIA DELLA CAMORRA Il collaboratore di giustizia Pasquale Galasso: l’omicidio per vendicare la morte del fratello di Alfieri segnò l’inizio della guerra contro la Nco

Il 26 ottobre del 1994,  durante l’udienza di un processo che si celebra contro il clan della Nuova famiglia, guidato per anni da Carmine Alfieri (fino a quando quest’ultimo non imboccò la strada della collaborazione con lo Stato), si assiste al confronto tra il collaboratore di giustizia Pasquale Galasso, ex boss di Poggiomarino, e quello che indica come un suo affiliato: Geppino Autorino (ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con agenti del Nocs, il 21 marzo del 1999). A un certo punto, viene chiesto a Galasso di parlare dell’omicidio di Alfonso Catapano.

E lui spiega che fu commesso per vendicare la morte di Salvatore Alfieri (fratello di Carmine), ammazzato il giorno di Santo Stefano del 1981. La Nuova famiglia si mette subito sulle tracce di chi poteva fornire informazioni utili a giungere agli esecutori e ai mandanti del delitto, e il 6 gennaio del 1982 rapisce Alfonso Catapano, legato alla Nco di Raffaele Cutolo. «Il commando era formato da una decina di persone, di cui facevano parte anche le vedette, quelle che ci dovevano segnalare quando Catapano, che gestiva una bisca clandestina, si fosse ritirato a casa», racconta Galasso al presidente della Corte.

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«Usammo l’espediente di travestire due dei nostri da poliziotti e fingemmo un blitz. Quando fummo avvisati che l’obiettivo era in casa entrammo in azione, a Poggiomarino. Un gruppo, quello dei finti poliziotti, dopo aver forzato il portone del palazzo, sortì all’interno del complesso e bussò al citofono di Catapano; in due si qualificarono come agenti, chiedendo all’uomo di consegnarsi», spiega il collaboratore di giustizia.

Catapano cade nella trappola, tanto che, temendo di essere perquisito, dal suo balcone, getta una pistola giù nel cortile. Gli uomini coordinati da Galasso la raccolgono, e ordinano a Catapano di seguirli. «Che cosa successe, poi?», chiede il presidente. «Lo fecero salire in macchina, e io ordinai che lo portassero a Piazzolla di Nola, nei pressi di un lagno, a 500 metri dalla casa di Alfieri. Quest’ultimo, in quel periodo, scosso dalla morte del fratello, se ne stava in disparte. Fu io, insieme ad altri del direttivo, ad organizzare il sequestro. Avvisato Alfieri, anche lui si portò sul posto», risponde il pentito. Che continua: «Catapano veniva interrogato, ma negava ogni coinvolgimento nell’omicidio di Salvatore Alfieri; a questo punto Carmine (Alfieri), accecato dalla rabbia, gli sferrò alcune coltellate. Catapano, subito dopo, fu finito a colpi di arma da fuoco».

Galasso si allontana insieme ad Alfieri, e insieme vanno verso la masseria del capo della Nuova famiglia. «E dove metteste il corpo della vittima?», domanda il giudice. «Due o tre uomini, lo portarono a Ottaviano, dove fu dato alle fiamme», gli viene risposto. «Perché proprio ad Ottaviano?», chiede il pubblico ministero. «Per dare un segnale a Cutolo, gli lanciavamo un messaggio: avevamo accettato la sfida. Ed eravamo pronti a sacrificarci». Tenendo conto di queste ultime parole proferite da Galasso, l’omicidio di Alfonso Catapano, va considerato quello che dà ufficialmente l’avvio alla guerra tra Nuova famiglia ed Nco.   

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