Roberto Di Pietro, agente letterario e cofondatore dell’agenzia letteraria Edelweiss, a Stylo24: il settore del libro, dal punto di vista economico, è importante per il nostro Paese come tutti gli altri.

Essere costretti in casa dal lockdown ha comportato tutta una serie di disagi per tutti. Ma, da un altro punto di vista, ha consentito di rivalutare il nostro modo di vivere e trascorrere le giornate. A trovare spazio in queste sono stati senza dubbio i libri. Leggere è tornata ad essere una abitudine importante per molte persone. Purtroppo, però, questa è solo, metafora mai come in questo caso perfetta, la copertina. Ciò che appare. Perché il campo dell’editoria ha subito, come tutti gli altri, un colpo durissimo dalla pandemia. Dal quale dovrà riprendersi. Per capire meglio cosa è accaduto e a cosa si potrà andare incontro, Stylo24 ha parlato con Roberto Di Pietro, agente letterario e cofondatore dell’agenzia letteraria Edelweiss.

Come si prospetta il mercato del libro alla ripresa?

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«Sarà importante vedere quanto questo periodo e quello successivo incideranno sulle vendite e sulle uscite. Un dato importante, comunque, è quello comunicato dall’Associazione Librai Italiani, per cui le vendite, dopo la riapertura delle librerie nelle regioni in cui è stato possibile, sono in linea con quelle dell’anno scorso in questo periodo. Una contrazione è comunque inevitabile, nonostante tutte le iniziative messe in campo. Purtroppo non ha aiutato anche l’annullamento della Bologna Children’s Book Fair e il rinvio del Salone del libro di Torino. Va ricordato che i mesi di giugno, luglio e agosto hanno da sempre visto soffrire le librerie con un flessione fisiologica per ovvi motivi, mentre quelli successivi sono da sempre i più importanti per le vendite. Ed è allora che si dovrà ripartire. Magari facendo uscire proprio quei libri rimasti nei magazzini. Ovviamente tutto dipenderà da quello che troveremo una volta fuori dal lockdown. Se la situazione sarà di rivalsa, sostegno, riscatto, allora anche il mercato del libro ne avrà una spinta positiva».

Il coronavirus sancirà il passaggio dalla carta al digitale?

«No. E mi sembra che questa situazione lo abbia confermato. Molti editori hanno messo a disposizione on-line quasi un libro al giorno del loro catalogo, e vanno ringraziati per questo. Ma la verità è che la lettura digitale non riesce ad attecchire. Può essere un surrogato in questi momenti, io stesso ho scaricato alcuni di questi e-book e li sto leggendo, ma il cartaceo ha sempre un altro fascino. Quello che, invece, ha avuto una conferma importante, ci tengo a dirlo, sono gli audiolibri. E credo che potrà continuare così anche quando potremo tornare a uscire, magari quando saremo in treno o in auto, così come oggi siamo dentro casa o in giardino».

Come si può aiutare il comparto?

«Come prima cosa andrebbero ascoltate le proposte di chi lavora in questo settore, intorno al quale c’è fin troppa retorica. Ci si nasconde dietro una sorta di romanticismo, ma non va dimenticato, e troppo spesso avviene, che tutta la filiera comprende figure come i tipografi, gli uffici che fanno editing, marketing, i grafici, gli agenti letterari, i librai, i traduttori e quant’altro. La verità è che il settore del libro, dal punto di vista economico, è importante per il nostro Paese come tutti gli altri, anche se a qualcuno non sembra. Mi vengono in mente ipotesi come la Cassa integrazione mirata per i dipendenti, o le defiscalizzazioni per i libri rimasti fermi per due mesi in magazzino. Si potrebbe estendere il bonus cultura magari dai 15 anni ai 18. O anche favorire una diminuzione dei prezzi di copertina con dei finanziamenti ad hoc. Dare un accesso al credito diverso ai grandi gruppi, che avranno anche loro tante difficoltà, visti i numeri che portano. La speranza è, comunque, prima di tutto, che le varie divisioni all’interno dell’editoria, dal piccolo indipendente al grande gruppo, possano essere messe da parte. Vanno scelte quelle 4-5 richieste importanti, anche in ottica futura, da poter portare avanti. Infine, mi piacerebbe consigliare alle persone di leggere, ma facendolo anche aiutando gli editori più piccoli».

Il distanziamento sociale comporterà anche il distanziamento dalla lettura?

«Secondo me no. Indubbiamente senza le presentazioni e gli eventi andranno affrontate alcune difficoltà, ma prima di tutto, anche dell’economia, viene sempre la salute delle persone. Ma la lettura di un libro, che si faccia in casa o in un parco, resta sempre una cosa che si fa da soli. Quindi non ci sono scuse per non leggere».