Il killer cutoliano Pasquale Barra
Il killer cutoliano Pasquale Barra (deceduto nel 2015)

LA STORIA DELLA CAMORRA / La circostanza rivelata da un collaboratore di giustizia. I pizzini di Pasquale Barra per invitarlo a fare false accuse nei confronti di personaggi importanti

di Giancarlo Tommasone

«Accusa quante più persone puoi: più nomi fai, più ottieni premi», sarebbe stato questo il consiglio arrivato a un pentito da parte di Pasquale Barra, anche detto ’o animale, il camorrista ex cutoliano (deceduto nel 2015), che per un periodo, passò a collaborare con la giustizia. In tale lasso di tempo, Barra si distinse soprattutto per essere tra i falsi accusatori di Enzo Tortora. La circostanza del «consiglio», è raccontata in aula, nel corso di un processo, il 5 febbraio del 1996, da Guido F., all’epoca detenuto nel carcere di Benevento. Il pentito spiegò al pubblico ministero che lo interrogava, come fosse stato invitato da Barra a tirare in ballo alcuni «personaggi importanti». I nomi degli obiettivi da infangare con accuse fasulle, sarebbero stati fatti pervenire a Guido F., in cella, con dei «pizzini».

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Secondo quanto affermò l’uomo, circa due mesi prima, Pasquale Barra, e tre collaboratori di giustizia (tra cui un altro ex cutoliano) gli avrebbero fatto recapitare in prigione, alcuni biglietti con l’invito a coinvolgere con accuse false delle persone non specificate. «Per i giudici – gli avrebbe detto Barra – più nomi fai, più ottieni premi». Nel corso della deposizione, Guido F. (tra l’altro accusato di traffico internazionale di stupefacenti) aggiunse di non aver voluto accogliere la richiesta per non coinvolgere persone innocenti. Inoltre, precisò di aver avuto in carcere contatti diretti con uno solo dei collaboratori-cospiratori, ma di sapere che quest’ultimo riceveva suggerimenti dagli altri tre pentiti, e quindi, pure dall’ex santista di Raffaele Cutolo, Pasquale Barra.