A niente è valsa la mobilitazione delle persone, una quindicina, che vivevano nella palazzina

di Fabrizio Geremicca

Le ruspe hanno iniziato a smantellare il piano terra per impedire che qualcuno provi a rientrare in casa all’ultimo istante. Nei prossimi giorni aggrediranno il resto della palazzina. Sono iniziate le operazioni di demolizione dell’immobile che fu realizzato abusivamente a Quarto, in via Luigi Beccali, dalla famiglia Fabozzi. Dentro, fino a pochi giorni fa, vivevano una quindicina di persone le quali sono andate via dopo avere portato con sé mobili e ricordi. Il Comune aveva offerto loro l’ospitalità in alcune case confiscate alla criminalità organizzata, ma almeno per ora hanno rifiutato. La palazzina – si diceva – era spuntata dal nulla, senza alcuna licenza, una trentina di anni fa. Nel 1994, quando il governo Berlusconi varò il secondo condono edilizio, dopo che nel 1985 aveva già provveduto a sanare il cemento illegale l’esecutivo Andreotti, la famiglia Fabozzi presentò istanza di sanatoria. La ottenne e versò circa cento milioni di lire tra spese varie, oblazioni e quant’altro necessario all’amministrazione di Quarto. Quel condono, però, si trasformò in una beffa perché era completamente illegittimo. Il Comune non avrebbe mai potuto concederlo. La prima delle due sanatorie introdotte da Berlusconi, infatti, non poteva essere applicata per interventi che superavano i 750 metri cubi. La palazzina dei Fabozzi andava ben oltre. Risultato: il condono fu annullato nel corso del procedimento penale avviato a carico degli abusivisti e conclusosi con una sentenza penale di condanna ormai passata in giudicato. Pena accessoria: la demolizione dell’immobile sorto senza alcuna autorizzazione. Nei giorni scorsi le famiglie che lo occupavano avevano tentato in ogni modo di scongiurare l’arrivo delle ruspe con appelli, mobilitazioni, partecipazioni trasmissioni televisive. C’era stata anche lettera a firma di una bimba indirizzata al presidente della Repubblica Mattarella. Non è servito. La palazzina sarà rasa al suolo. Sotto le macerie resteranno anche le speranze di chi la abitava ed è stato allettato, strumentalizzato ed illuso da chi, negli anni, piuttosto che tutelare il suo territorio e stroncare sul nascere le costruzioni abusive, ha fomentato gli abusivisti garantendo impunità e blandi controlli per ricavarne consensi, clientele e tornaconti elettorali.

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