Venuto alla luce nel 1939 grazie all’archeologo Amedeo Maiuri, durante la costruzione delle strutture che avrebbero ospitato la Mostra d’Oltremare

di Letizia Laezza

E’ risaputo che il sottosuolo campano è dotato di un patrimonio sommerso e sotterrato di inestimabile valore: non si tratta di oro giallo o nero, bensì di tesori provenienti da un’altra epoca, che raccontano di realtà antiche e nuove e che ci riportano ad una storia così lontana che ci sbalordisce renderci conto di quanto in realtà ci sia vicina per usi e costumi, e di quanto ce la ritroviamo dietro ogni angolo. È il caso, ad esempio, del complesso termale di via Terracina, all’angolo con via Marconi, situato nell’attuale area di Fuorigrotta (NA) lungo la “via Antignana” che collegava Napoli a Pozzuoli.

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Il ritrovamento è stato effettuato nel 1939 dall’archeologo Amedeo Maiuri durante la costruzione delle strutture che avrebbero ospitato la Mostra d’Oltremare, avviata nel 1931 per volere di Mussolini. Attualmente si trova all’interno del complesso universitario di Via Claudio (biennio e dipartimenti di ingegneria).

Il complesso, che si estendeva al di sotto della moderna via Terracina, e di cui molti resti sono andati perduti proprio durante la sua costruzione, sorse sull’incontro di tre vie che collegavano Neapolis ai Campi Ardenti e a Puteoli ed aveva la duplice funzione di bagni termali ed attività di tipo commerciale. Proprio lo scorso luglio infatti, gli studenti dell’Orientale (della Federico II e del Molise) durante una campagna di scavo, hanno visto emergere una delle più importanti e antiche arterie viarie della Campania: la Puteoli-Neapolim che collegava Pozzuoli, il porto commerciale dell’Impero Romano, con Napoli e una strada secondaria.

Le tracce di questo snodo sono visibili alle spalle del complesso, ed un tratto in basolato di questa strada attraversa l’interno dell’odierna area della Mostra d’Oltremare. Ai lati della stessa strada sono state rinvenute sepolture risalenti all’epoca imperiale e un tempietto votivo che è stato del tutto ricostruito dagli studiosi. Nei dintorni sono stati individuati oltre ad un gruppo di costruzioni che costituiva probabilmente un centro abitato, anche i resti dell’acquedotto del Serino che da lì proseguiva fino alla Piscina Mirabile. Infatti l’edificio termale, costruito su più piani, era alimentato proprio dall’acquedotto del Serino; il suo impianto originario però subì nel corso del tempo non pochi interventi che ne hanno modificato l’assetto degli spazi. Sono di certo stati manomessi in un secondo momento, ad esempio, il corridoio d’ingresso, in epoca medievale poi adattato a cisterna, alcune stanze identificate come tabernae (anticamente spazi utilizzati per attività commerciali) e la latrina, che doveva essere coperta da una semicupola e abbellita da pitture sulle pareti, delle quali però ci sono giunte pochissime tracce.

Gli antichi romani, come noi, erano dei vanitosi estimatori della cura della persona e di tutti quei vizi da beauty farm che noi crediamo essere capricci del XXl secolo: ci si può sorprendere nel rendersi conto di quanto fossero emancipati e moderni; proprio in questo confronto con la storia sta la preziosità dei mezzi che ci mettono a contatto con quella o altre civiltà trapassate, proponendosi come anello di congiuntura fra noi e le nostre origini, per scoprire che, nel bene o nel male, non siamo poi in fondo così cambiati.

Fuorigrotta, così a portata di mano, così vicina, ci accompagna in luoghi lontani ma familiari: questa zona di Napoli ha una notevole storia che affonda le sue radici nel I secolo a. C., quando i romani vi trovarono terreno favorevole per insediarsi in quanto la terra era diventata molto fertile in seguito alla disseminazione di cenere e lapilli provenienti dalle timide eruzioni dei piccoli crateri sparsi nella zona.

I resti archeologici delle terme, ritrovati in un discreto stato di conservazione, risalgono a un periodo compreso tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C. Al loro interno sono presenti importanti pavimentazioni a mosaico sul tema dell’incontro e delle nozze tra Poseidon ed Anfitrite, rispettivamente il dio dei mari e una Nereide riconoscibile dai lunghi capelli neri. In quanto la leggenda narrava che al loro matrimonio avevano partecipato tutti i componenti del mondo sommerso, i mosaici a noi giunti sono caratterizzati da questa sorta di creature. La struttura, costruita prevalentemente in opus vittatum e latericium (due tecniche edilizie romane), è articolata in due settori: uno ad utilizzo esclusivamente termale e l’altro destinato alle attività commerciali. A differenza delle vicine terme di Agnano il complesso di via Terracina non era riscaldato dal calore naturale del sottosuolo ma da un impianto artificiale che lascia molto da riflettere sulle capacita ingegneristiche degli antichi romani.

Siccome nel tempo parte delle pavimentazioni sono crollate e i rivestimenti parietali si sono consumati, è possibile scorgere gli elementi strutturali utili a produrre ed apportare calore, come dei forni laterali (praefurnia) e le intercapedini al di sotto del pavimento e nelle pareti (hypocausta e suspensurae) tramite i quali arrivavano le acque, fredde e calde.  Lungo il perimetro dell’emiciclo è ancora visibile a tale proposito il canale di scolo, che veniva continuamente rifornito dalla cisterna attraverso condotti sotterranei, e al di sopra del quale erano posizionate le sedute forate, in pietra o in marmo. Quest’ultimo doveva essere stato un materiale molto usato in quella costruzione in quanto è possibile rinvenire frequenti tracce della zoccolatura e del rivestimento parietale a lastre di marmo.

Il complesso termale era composto da quattro sale riscaldate con varie temperature. Il calidarium absidato, il labrum (per le abluzioni), l’alveum, ovvero la vasca per il bagno caldo e il frigidarium con due vasche per i bagni freddi.  I frequentatori, grazie alla comunicazione fra le sale, potevano scegliere percorsi diversi: la presenza di più passaggi ed aperture consentiva ai clienti di variare i percorsi con facilità. I varchi fra le diverse sale erano pavimentati con figure geometriche in tessere di mosaico. Dalla parte opposta a quella delle tabernae c’era una sorta di spogliatoio (apodyterion), che inizialmente comunicava con il vestibolo mediante un ingresso poi murato e che presenta un pavimento a mosaico raffigurante una nereide seduta sulla coda di un tritone, circondata da due amorini, collocati negli angoli superiori, e un delfino, situato in quello inferiore sinistro; il tutto all’interno di una cornice a doppia riquadratura. Poco più avanti è collocato il frigidarium, dove un altro pavimento mosaicato con figure nere su fondo bianco raffigura un corteo di animali mitologici, cavalcati o seguiti da figure (probabilmente divinità) antropomorfe e delfini negli angoli.

Da qui si poteva accedere agli ambienti caldi, di cui è ben visibile il sistema di riscaldamento (praefurniatubuli e suspensurae); queste stanze, secondo lo schema noto da Vitruvio, risultano orientati a Sud-Ovest in modo da poter sfruttare il calore e la luce del sole attraverso le cinque ampie finestre della parete semicircolare. I vani caldi sono ancora in discrete condizioni, che rendono possibile individuare i sovra citati interstizi al di sotto dei pavimenti e lungo le pareti; segue poi il calidarium. Perfino il pavimento della latrina, seppure mal conservato, presenta un mosaico bianco e nero raffigurante due delfini che nuotano ed un animale marino fantastico.  La dettagliatamente descritta pavimentazione è infatti elemento di grande preziosità che ricopre quasi l’intera area del complesso termale e che si fa portavoce di una cultura, di un patrimonio umanistico oltre che di un costume.

Recentemente i volontari del GAN – Gruppo Archeologico Napoletano, un’associazione di volontariato che senza scopo di lucro  si prende cura del luogo- hanno completato un intervento di manutenzione del mosaico tramite delle stuccature salva-bordo; hanno poi continuato la loro opera risanatrice con la pulizia dei depositi, la rimozione della vegetazione selvaggia e un trattamento disinfettante e antisettico,  per  proteggere in seguito il complesso con una  membrana impermeabile traspirante. E’ stato spesso possibile visitare il complesso termale di Via Terracina gratuitamente grazie al loro impegno.

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