Il murale dedicato a Ugo Russo comparso ai Quartieri Spagnoli

La replica al Comune di Napoli che ha annunciato la cancellazione della gigantografia del baby-rapinatore ucciso

Continuano le polemiche innescate dal caso del murale con il volto di Ugo Russo, il baby-rapinatore ucciso a Napoli in un tentativo di rapina ai danni di un carabiniere libero dal servizio; «il dipinto è stato realizzato sulla facciata di un palazzo privato non vincolato, con l’autorizzazione scritta del condominio». Così, in una nota, il ‘Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo’ replica alle notizie sui contenuti dell’annunciata ordinanza del Comune di Napoli che intende intervenire sull’opera realizzata ai quartieri Spagnoli e su un altro murale realizzato in via Tribunali, che ritrae Luigi Caiafa, altro giovane rapinatore morto durante un tentativo di rapina.

«Prima di realizzarlo – si legge nel comunicato – abbiamo attuato tutte le procedure previste, facendone comunicazione formale alla II Municipalità, alla Polizia Municipale e al Commissariato di polizia e nessuno di questi enti ha ritenuto di dover porre obiezioni».

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«Per quanto riguarda la questione di decoro tirata in ballo dal Comune – spiega il comitato – vogliamo ricordare che la piazza Parrocchiella è caratterizzata da anni da palazzi dissestati, muri totalmente scrostati, assenza di strutture sociali pubbliche, discariche con l’amianto restate in strada anche due anni malgrado le petizioni raccolte e sprofondamenti del manto stradale. L’unica novità negli ultimi anni è il murale di Ugo che ha impedito l’accumulo su quel lato della piazza di sversamenti abusivi con incendi continui che arrivavano fino ai superiori piani delle case».

«Sul piano dei contenuti – conclude la nota – teniamo a ribadire che il murale raffigura solo la faccia di Ugo ucciso con accanto delle bilance che richiamano alla giustizia e la scritta ‘Verità e Giustizia’, valori che appartengono alla Costituzione della Repubblica, per un ragazzo di 15 anni che doveva sicuramente assumersi la responsabilità del suo gesto ma non morire per questo».