L’intercettazione di un padre che si fa consegnare la cocaina davanti all’uscio, per non lasciare da solo il figlio piccolo

La dipendenza da sostanze stupefacenti – nel caso cocaina – non conosce limiti e spesso fa passare sopra valori che sono alla base dei legami familiari. L’intercettazione che di seguito pubblichiamo è finita all’attenzione dei magistrati, che si occupano di una inchiesta contro il clan Lo Russo di Miano. A parlare sono un pusher che agisce della zona del Rione Don Guanella, e un cliente che si rivolge allo spacciatore per la dose quotidiana. Solo che il tossicodipendente ha un problema, è a casa con il figlio piccolo e non può recarsi all’appuntamento in strada, presso il solito luogo convenuto per l’acquisto della droga. E allora, cosa fare per superare l’impedimento? Semplice: chiedere allo spacciatore di effettuare la consegna a domicilio.

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Raggiunto telefonicamente dal cliente, il pusher chiede: «Dove stai?». E l’altro risponde: «A casa… a casa». E dopo avergli chiesto la «cortesia» di effettuare la consegna a domicilio, l’acquirente aggiunge: «Mi vuoi fare un altro piacere? Mi vuoi fare una suonata vicino al citofono?». Proprio per il fatto che nella circostanza si trovi da solo in casa con il figlio piccolo, il genitore si «premura» di prendere appuntamento direttamente davanti all’uscio di casa. «Perché sto con il bambino dentro, dai. Non posso aspettare fuori. E’ quel cancello verde, sul citofono c’è il mio cognome», spiega il cliente, che di lì a poco riceverà la dose, che consumerà, probabilmente, mentre si trova in casa col figlio piccolo.

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