A sinistra, il boss Raffaele Amato. A destra, Cosimo Di Lauro

Il pentito Biagio Esposito: ci organizzammo con un’auto carica di armi per difendere il capo degli Scissionisti dai Di Lauro

Quando il clan degli Scissionisti temette un agguato dei Di Lauro davanti al casinò di Barcellona contro il boss Raffaele Amato. È ancora una volta Biagio Esposito, ex affiliato alla camorra di Secondigliano per entrambe le fazioni criminali, a raccontare l’episodio ai pm antimafia di Napoli. Parlando di tale Genny D. C., “cognato di Antonio Pompilio”, altro narcotrafficante degli Scissionisti, che si occupava di procurare “i garage dove nascondere le autovetture del clan già predisposte per occultare le armi”, Esposito aggiunge: “La sera stessa dell’arresto di Amato Raffaele succede che mi telefona Genny e mi dice che la suocera detta ‘a Cafona aveva visto a Barcellona, sulla Rambla de Catalogna, degli affiliati al clan Di Lauro”.

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In particolare, aggiunge il collaboratore di giustizia, “soggetti della Venella Grassi (Vanella Grassi, altra fazione che poi farà la guerra ai Di Lauro, ndR). Quindi dissi a Genny di prendere l’auto a sistema con le pistole, nel posto solo a lui noto, per andare a verificare se nei pressi del casinò, dove poi ho saputo si trovava Amato e dove poi siamo stati tutti arrestati, vi fossero affiliati al clan Di Lauro”. E poi Esposito conclude: “Questo è il motivo per cui io mi trovavo al casinò”.