Anche la camorra fa i conti col portafogli vuoto

Le intercettazioni di due boss che parlano del momento di difficoltà vissuto dall’organizzazione criminale dei Fabbrocino

«Il clan Fabbrocino è in seria difficoltà», annotano gli inquirenti, commentando il contenuto di una conversazione intercettata, che avviene tra due esponenti apicali della cosca di San Giuseppe Vesuviano. Siamo nel giugno del 2007. Il discorso verte su un affiliato, che secondo gli interlocutori dovrebbe rimboccarsi le maniche. «(Quello, adesso) non ha niente da nessuno… ma può anche rimboccarsi le maniche e vedere quello che deve fare… io glielo ho detto chiaro e tondo», afferma uno dei boss intercettati. E l’altro sottolinea: «Stammi a sentire: qua teniamo 50 anni, non siamo bambini. Io ho parlato con (un altro vertice del clan)… è stato chiaro: il gruppo non esiste più, lui (l’affiliato, ndr) può fare quello che vuole, io posso fare quello che voglio io, ognuno è padrone di fare quello che vuole». Le cose, però, secondo i due, vanno fatte «nel dovuto modo, non devi dare fastidio a chi non devi dare fastidio». E citano la famiglia del boss Mario Fabbrocino (deceduto nell’aprile del 2019).

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«Certamente se io tengo un amico, non lo vado ad importunare, come si faceva una volta. Certo oggi è finito il tempo, quei tempi là non ci stanno più, la famiglia di Mario si è messa a fare le cose sue in famiglia, non è che se serve una cosa viene da me o da un altro… non ci va». «Si sono rimboccati le maniche e vanno avanti (…) si fanno i fatti loro… il gruppo non esiste più», convengono i due boss. Che poi ritornano sull’affiliato: «(Lui, adesso), può fare quello che vuole, “l’azzuppata” non ci sta più… non ci sta più». Con il termine «azzuppata» (vale a dire l’«accesso» a una porzione della zuppa) – sostengono gli inquirenti -, i boss indicano la possibilità degli affiliati di sfruttare i canali del clan per le loro attività illecite, e di chiedere aiuto quando sono in difficoltà economica. Con la fine del gruppo (criminale), però, non si può più andare avanti con questa «abitudine», «ognuno deve industriarsi come può».

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