Il padrino della Nuova famiglia, Mario Fabbrocino (deceduto nel 2019), in una foto risalente agli anni Ottanta

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano, che racconta pure dei latitanti rifugiati in Bolivia

Nel corso di un interrogatorio a cui si sottopone il collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano (ex vertice dell’omonimo clan), viene affrontato l’argomento della collaborazione tra la cosca di Forcella e quella dei Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano. «A riprova dei miei contatti con Domenico (all’epoca uomo di fiducia del defunto boss Mario Fabbrocino, ndr) faccio presente che quando fui arrestato nell’aprile 2004, fui trovato in possesso di alcuni numeri di telefono, tra cui quello di Domenico, di Gerardo ’o francese e di altre persone componenti il loro gruppo», dichiara Giuliano.

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«Ovviamente – continua il pentito – non so se fossero gli unici numeri di telefono né se gli stessi siano ancora utilizzati, ma ricordo per certo che Domenico aveva avuto contatti telefonici con il mio socio, quello della concessionaria di macchine a Cassino. Quando Domenico non riusciva a rintracciarmi sul cellulare, mi cercava infatti presso la concessionaria».

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Ma che tipo di accordi c’erano tra Giuliano e i Fabbrocino? «Quanto a quello inerente i traffici di droga – spiega il collaboratore di giustizia – il progetto prevedeva che la mia organizzazione e quella di Fabbrocino avrebbero acquistato delle partite da suddividere poi successivamente. Lo stesso accordo valeva anche per le armi. Non ci sono stati acquisti o scambi di armi in concreto perché non ce ne è stato il tempo». Durante l’interrogatorio, Giuliano fornisce anche particolari interessanti sul clan di San Giuseppe Vesuviano. «Domenico – racconta il pentito – mi disse che la sua organizzazione si procurava delle pistole a tamburo acquistandole direttamente negli Stati Uniti, se non sbaglio, nella città di El Dorado (in Kansas)».

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Mentre per quel che riguarda, gli stupefacenti, Giuliano fa mettere a verbale: «La droga trattata dal gruppo di Fabbrocino proveniva dal Sud America e in particolare dal Perù e dalla Bolivia, Paese quest’ultimo dove si trovavano rifugiati alcuni latitanti dell’organizzazione di San Giuseppe Vesuviano».