venerdì, Maggio 20, 2022
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Il clan D’Ausilio e l’affare della movida, l’abusivo della sosta rivela: «Volevano tagliarmi la testa»

La cosca flegrea pronta all’assalto sul racket dei parcheggi, il super testimone: «Avrei dovuto versare a loro la metà dei miei guadagni»

di Luigi Nicolosi

Movida senza freni all’ombra dell’ex Italsider, il clan D’Ausilio aveva fiutato l’affare del racket della sosta e nell’estate del 2016 aveva tentato il colpo grosso lanciandosi a capofitto nel business. Quello di cui i nuovi ras di Bagnoli e Cavalleggeri d’Aosta, all’epoca guidati dai fratelli Felice e Antonio, non avevano tenuto è che avrebbero dovuto fare i conti con un gruppo di parcheggiatori abusivi a dir poco agguerriti: pronti a tutto pur di non cedere alla cosca parte dei loro guadagni. Non a caso uno di loro, davanti alla richiesta minacciosa di cedere la metà dei guadagni, chiese di parlare direttamente con il loro referente e mandante, Luca “’o barbiere”.

Il retroscena emerge dal verbale di interrogatorio di Massimo Barone, abusivo della sosta che il 15 giugno del 217 è stato ascoltato dalle forse dell’ordine. Il documento è stato riportato all’interno dell’ultima ordinanza di custodia cautelare che ha colpito il clan D’Ausilio e restituisce un fedele spaccato del modus operandi della cosca, all’epoca pronta a tutto pur di spodestare gli egemoni clan Giannelli ed Esposito-Nappi. Sul punto, il parcheggiatore ha riferito: «Premetto di svolgere da diversi anni l’attività di abusivo in località discesa Coroglio e più precisamente nello spazio retrostante l’ex Lido Pola. Collaboro con altri tre soggetti, ovvero Salvatore Dello Iacolo, Antonio Rigillo e Luca Trito». A questo punto il racconto entra nel vivo: «Nel luglio 2016 quando mi trovavo insieme a Rigillo a effettuare il turno di parcheggiatore, ebbi la presenza di due soggetti presentatisi a bordo di un’auto Fiat Punto di colore scuro, i quali in nome e per conto di tale “Luca ’o barbiere” e sostenendo che in quel luogo comandavano loro, pretendevano la somma di mille euro a settimana dal ricavo dei parcheggi. Uno dei due, quello calvo, ebbi un’accesa discussione contestandogli che non avevamo mai pagato nessuno e per tale ragione, visto che il personaggio a cui avevano fatto riferimento, “Luca ’o barbiere”, era una persona da me conosciuta dall’infanzia, volevo parlare direttamente con Luca».

La reazione del parcheggiatore abusivo non fu però vista di buon occhio dai due emissari, che per tutta risposta avrebbero quindi deciso di alzare la posta in palio: «A tali parole – ha spiegato Barone – il soggetto calvo si arrabbiò ancora di più e mi disse che gli stavo mancando di rispetto perché in quel momento era lui a rappresentare il personaggio malavitoso e per tale ragione aveva ampio potere decisionale, quindi mi disse che non voleva più mille euro a settimana, bensì a seguito dell’offesa ricevuta pretendeva il 50 per cento dell’incasso settimanale altrimenti, testualmente, mi diceva “prendo la tua testa e mi ci metto a giocare a pallone”. A questo episodio ha assistito anche il mio socio Antonio Rigillo. I due soggetti nell’andare via dissero che sarebbero ritornati nel fine settimana a riscuotere la prima rata. Dopo questo episodio, né Luca né altri si sono però presentati sul piazzale del parcheggio per definire la situazione». Una stagione di terrore e violenza, nella quale rientrò, vale la pena ricordarlo, anche l’omicidio del guardiamacchine Gaetano Arrigo, vicenda per cui sono imputati proprio tre sicari del clan D’Ausilio.

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