Raffaele Imperiale, e nel riquadro il suo ex socio Mario Cerrone

Secondo gli inquirenti il cartello degli Scissionisti deve molto all’attività dei due super-narcotrafficanti   

Una sorta di brand, un marchio che per i clan di Scampia e Secondigliano voleva dire garanzia nell’approvvigionamento delle piazze di spaccio. E’ la garanzia assicurata dai super-narcos Mario Cerrone e Raffaele Imperiale. Il primo, originario di Fuorigrottta, dopo l’arresto avvenuto nel 2016, ha cominciato a collaborare con la giustizia, il secondo, stabiese, è latitante. Secondo gli investigatori, Imperiale passerebbe la maggior parte della sua clandestinità negli Emirati Arabi Uniti, a Dubai per lo più, dove ha molti interessi economici. Alla fine della prima faida di Scampia (combattuta tra il 2004 e il 2005), Cerrone e Imperiale diventano i fornitori ufficiali del clan Amato-Pagano, gli Scissionisti, confederazione uscita vincente dalla guerra contro l’esercito dei Di Lauro.

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«I due narcotrafficanti – è riportato in una informativa di polizia giudiziaria prodotta sul clan degli Scissionisti – senza sforzo alcuno e nessun rischio economico, hanno per circa 20 anni foraggiato le più ricche e fruttuose piazze di droga d’Italia, non a caso per anni Scampia era sinonimo di piazza di spaccio». Secondo alcuni investigatori di lungo corso, che hanno studiato per anni le evoluzioni delle organizzazioni criminali dell’area Nord di Napoli, il clan Amato-Pagano deve la sue forza, la sue prosperità e il lungo periodo di attività (fino alle vicende che lo hanno portato a sfaldarsi e a perdere potere), in larga parte, a Cerrone e a Imperiale.

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«I due – è scritto nero su bianco nella citata informativa – sin dal 2003 (alla vigilia della faida contro i Di Lauro), si sono resi disponibili a sostenere il nuovo clan anche sotto il profilo militare, rifornendolo di armi, avvalendosi, tra gli altri della collaborazione di un esperto trafficante, nonché della capacità di accedere agevolmente ai mercati internazionali, come dimostrato anche dalle intercettazioni, che hanno fatto emergere ripetuti contatti tra un loro (di Cerrone e Imperiale, ndr) faccendiere e personaggi dell’alta finanza e delle istituzioni straniere».