Un cancello (abusivo) di un bene confiscato alla camorra (foto di archivio)

Il progetto contro occhi indiscreti emerge da una intercettazione effettuata in carcere durante un colloquio

Il boss dei Fabbrocino è finito in cella dopo una perquisizione effettuata, presso la sua villa, dai carabinieri. E’ stata rinvenuta una pistola detenuta illegalmente, e quindi, per il camorrista si sono aperte le porte del carcere. Secondo i contenuti della conversazione che viene intercettata, una decina di giorni dopo, nella sala colloqui della casa circondariale di Poggioreale, ad insospettire i militari dell’Arma – ipotizza il malavitoso – sarebbe stata una vettura di grossa cilindrata, vista entrare nella sua residenza. «Quelli hanno visto la macchina grossa entrare e credevano che stavamo facendo una riunione», afferma il capoclan. La circostanza è relativa al fatto che qualche giorno prima, nella villa, si era tenuta una festa organizzata dal figlio del boss e la «macchina grossa» apparteneva a un suo amico.

Il colloquio intercettato in carcere

Per restare comunque lontano da occhi indiscreti, ed evitare che «le guardie vedano i fatti nostri», il camorrista incarica la moglie (che è venuta a trovarlo in carcere) di far installare un cancello all’imbocco del vicolo che dà accesso alla proprietà. «Devono fare un cancello fuori al vico… poi le persone si devono fermare all’inizio della strada, così non vengono sotto casa», spiega il boss. «Casomai dovessi tornare a casa anche agli arresti domiciliari, la gente non deve sapere se sto a casa oppure no, in modo tale che non mi sento obbligato a fare entrare nessuno», sottolinea il capoclan. Che aggiunge: «Le persone che vengono a casa portano solo problemi e mi innervosiscono». E la moglie conviene col marito: «Hai ragione, non portano nemmeno un sostegno psicologico».

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