La caserma Levante di Piacenza, nel riquadro l'appuntato Giuseppe Montella

Nel corso delle ultime settimane l’appuntato Giuseppe Montella è stato ascoltato più volte dai magistrati, ammissioni e accuse nei confronti dei colleghi

Dimenticate la sicurezza e la sfrontatezza emerse grazie a una serie di intercettazioni che hanno praticamente «inchiodato» alle sue responsabilità, l’appuntato dei carabinieri Giuseppe Montella, 37enne originario di Brusciano, paesone dormitorio del Napoletano. Montella è finito in carcere nell’ambito dell’operazione Odysséus, che ha squarciato il velo di omertà che avvolgeva la caserma Levante di Piacenza (dissequestrata dopo ben 48 giorni, le misure cautelari emesse dalla Procura hanno interessato anche altri militari e un nutrito gruppo di spacciatori). Dopo più di 50 giorni passati in carcere, Montella appare come una persona diversa. Ammissioni, da parte dell’appuntato, sono state fatte già durante l’interrogatorio del 5 agosto, ma nelle scorse settimane è stato sentito più volte – dai pm Matteo Centini e Antonio Colonna – sugli abusi, le rapine agli spacciatori, il traffico di stupefacenti. Alcuni dei reati sarebbero stati commessi almeno dal 2017, fino alla scorsa primavera, quella che difficilmente dimenticheremo, quella del lockdown.

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Montella, durante gli interrogatori, è apparso estremamente collaborativo e si sarebbe detto pronto a raccontare tutto, anche delle violenze commesse all’interno della caserma Levante. «Ho perso tutto, l’unica cosa, adesso, è dire la verità.  Me lo impone la coscienza. Vi chiedo scusa se ho omesso qualcosa. Oramai ho toccato il fondo», ha affermato l’appuntato che però, ha tenuto a sottolineare come nella stazione di Via Cantalupo, «tutti sapevano. Erano tutti a conoscenza di quanto accadeva». All’inizio, ha detto Montella, avrebbe preferito non parlare, per «senso di appartenenza, e mi sono preso io le colpe». Poi, quando si è reso conto di essere ritenuto il deus ex machina del gruppo, e sicuramente il personaggio chiave dell’inchiesta, ha cominciato a fare ammissioni e a coinvolgere gli altri colleghi. Colleghi, che però non ci stanno e respingono la tesi di Giuseppe Montella, quella del «tutti sapevano» nella caserma del «malaffare».

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