Giuseppe Montella, il carabiniere arrestato nell'ambito dell'operazione Odysséus

La circostanza emerge dalle carte dell’inchiesta sulla caserma Levante di Piacenza

Presenta degli spaccati veramente inquietanti l’inchiesta che ha fatto luce su una serie di illeciti perpetrati – stando alle risultanze investigative -, a vario titolo, da alcuni carabinieri di stanza presso la caserma Levante di Piacenza, la prima nella storia dell’Arma e del Paese, ad essere stata sequestrata. Tra le persone arrestate spicca, per gli episodi e i reati che gli vengono contestati, la figura dell’appuntato 37enne, Giuseppe Montella. Nato a Pomigliano d’Arco, cresciuto a Brusciano, il carabiniere – emerge dalle indagini – è alla guida di un gruppo dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Al vertice ci sono lui e Daniele Giardino, un «civile», insieme al quale l’appuntato gestisce una struttura di pusher, effettuando anche i cosiddetti «passaggi di mano».

Il giro strutturato
dal carabiniere e dal suo socio

La droga – hashish, marijuana, ma anche cocaina – viene acquistata soprattutto presso dei «grossisti» calabresi e viene successivamente smistata. Su un chilo di hashish distribuito, dice Montella intercettato, è capace di guadagnare 400 euro, solo attraverso il semplice step di fornirlo al venditore che si occuperà poi di smerciarlo ai consumatori.

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Il comportamento all’antitesi
di quello di un vero carabiniere

Nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari a firma del gip Luca Milani, emerge pure come Montella esterni sicurezza (rispetto al fatto di non essere intercettato), e sfrontatezza, quando per esempio arriva a trasportare stupefacente, alla presenza non solo della compagna (anche lei arrestata nell’ambito dell’operazione Odysséus), ma addirittura dei figli di quest’ultima, due bambini, un maschio e una femmina, rispettivamente di 10 e 7 anni.

Il bilancio / Droga, il carabiniere e i conti
(sbagliati) della «giacenza di magazzino»

L’episodio viene captato in diretta dagli investigatori, grazie a una microspia installata sulla Audi A4 in uso al carabiniere. Montella e la sua compagna effettuano un trasporto di hashish, la droga sarà poi occultata all’interno del garage della donna. Ebbene, su quella vettura, oltre ai due indagati, ci sono anche i figli della compagna di Montella.

Gli interrogatori di garanzia / Carabinieri
infedeli, la difesa: gratta e vinci… e vanità

Tralasciando i giudizi sulla madre – che dalle intercettazioni appare pienamente a conoscenza del traffico illecito effettuato dal compagno, e in alcuni frangenti complice dello stesso-, va da sé che la condotta dell’appuntato, è completamente in antitesi, stride in maniera totale con il comportamento che sempre deve assumere un carabiniere, un rappresentante dello Stato, una figura al servizio della collettività, contro ogni illecito, naturalmente anche quello legato agli stupefacenti.