Marijuana viola anche detta Purple Haze

Le raccomandazioni dell’appuntato al pusher, rispetto alle modalità di vendita ai clienti

Più di una volta, nell’ordinanza a firma del gip Luca Milano (quella relativa alla caserma Levante di Piacenza), viene sottolineato come il traffico di stupefacenti condotto – per l’accusa – dal gruppo guidato da un appuntato dei carabinieri, Giuseppe Montella (originario di Brusciano, nel Napoletano), e dal suo socio, Daniele Giardino, sia strutturato a tal punto, che si cerca di non lasciare nulla al caso.

Massima attenzione viene dedicata anche alla qualità degli stupefacenti da immettere sul mercato, e tra questi emerge un particolare tipo di marijuana, cosiddetta «erba viola», o più semplicemente «la viola», anche detta Purple Haze. Che stando alle conversazioni degli indagati, captate dagli investigatori, viene venduta a un prezzo differente (più alto) rispetto all’altra droga.

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Le intercettazioni / I traffici del carabiniere,
il trasporto di hashish insieme alla fidanzata

Il 20 marzo del 2020 – si badi bene, siamo in piena emergenza Covid-19, con il lockdown in atto – Montella e Giardino vengono intercettati mentre parlano di una consegna di stupefacente appena effettuata, a un loro pusher, Megid Seniguer. Si tratta di mezzo chilo di marijuana che – risulta dalle indagini (e dalle intercettazioni) – Giardino deteneva precedentemente presso l’abitazione dei genitori. Droga che era stata quasi dimenticata e che Giardino aveva ricordato di avere, grazie a sua madre. «Io non sapevo di averlo ‘sto coso, me l’ha detto mia mamma: “Guarda che c’è una palla (stupefacente, ndr) qua”», dice Giardino a Montella. Si tratta di marijuana viola, di qualità superiore. Non appena il suo socio gli sottolinea la cosa, Montella telefona a Seniguer: «Guagliò, mi ero dimenticato di dirti: è viola quella, eh». Vale a dire: è di qualità superiore, ti raccomando: prezzo ‘maggiorato’ quando si andrà a vendere.

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