mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Il carabiniere infedele e la pista della droga che porta ai fornitori calabresi

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I rifornimenti nel capannone di una ditta riconducibile a un soggetto originario di Platì

di Giancarlo Tommasone

Piacenza dista da Gaggiano (comune del Milanese) poco più di una settantina di chilometri (circa un’ora di macchina), e nel corso dell’inchiesta Odysséus, la tappa lombarda emerge spesso. E’ quella che raggiungono anche Daniele e Matteo Giardino (rispettivamente padre e figlio, due degli indagati), considerati collaboratori dell’appuntato dei carabinieri, originario di Brusciano, Giuseppe Montella (a sua volta ritenuto al vertice del gruppo che si sarebbe annidato nella caserma Levante). Proprio a Gaggiano, il 19 marzo del 2020, Matteo Giardino viene fermato dai militari della guardia di finanza; trovato in possesso, a bordo della sua auto, di 3 chili e duecento grammi di marijuana, finisce in arresto.

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Quando si registra l’episodio, i telefoni di Montella e di Giardino jr, sono già sotto intercettazione, grazie al trojan inoculato nel dispositivo dell’appuntato. Naturalmente si cerca di andare al bersaglio grosso, per tale motivo, si lasciano liberi (per il momento) sia il carabiniere che Daniele Giardino. Quest’ultimo – in occasione del 19 marzo 2020 – aveva affidato la droga da portare a Piacenza, proprio al padre. Ma dove avviene lo scambio? In un capannone che si trova a Gaggiano, nella frazione di Vigano, zona industriale. Incrociando i dati, gli investigatori ci mettono poco a scoprire che il capannone è riconducibile a una ditta intestata a un calabrese originario di Platì (RC). Si tratta di un soggetto incensurato, che allo stato, non risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta in oggetto. Nell’unità abitativa che si trova dove è ubicato il capannone, vive anche un’altra persona (dipendente della ditta del calabrese), gravata da precedenti penali in materia di sostanze stupefacenti. Per gli investigatori e la magistratura ci sono pochi dubbi: il capannone di Vigano di Gaggiano serve da base per lo stoccaggio e lo smistamento della droga.

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E cominciano a battere con insistenza quella che viene ribattezzata la pista calabrese. Del resto a fare riferimento ai calabresi sono gli stessi Montella e Daniele Giardino. In particolare, quest’ultimo, nel corso di un dialogo con il carabiniere (intercettato a febbraio del 2020), afferma: «Adesso devo un attimo stare a posto». Frase, con la quale, secondo gli inquirenti, Giardino manifesta la preoccupata necessità di saldare il debito contratto – «35mila euro» – con i suoi fornitori, presumibilmente per il timore di possibili ritorsioni da parte loro. Il debito (per droga presa e non ancora pagata), spiega Montella alla sua compagna (Maria Luisa Cattaneo, per lei è scattato l’obbligo di firma, ndr), Daniele Giardino lo ha contratto con «i calabresi, con i pezzi grossi».

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