La caserma Levante di Piacenza, nel riquadro l'appuntato Giuseppe Montella

L’inchiesta sulla caserma Levante, ieri la stazione dei carabinieri è stata dissequestrata

Non bisognava esagerare e quando si andava a sequestrare della droga, ci si muoveva solo nel caso in cui si trattasse di almeno un chilo, un chilo e mezzo di stupefacente. Perché altrimenti, sarebbe stato difficile prenderne per sé e approvvigionare i pusher, senza farsi scoprire. E’ quanto emerge dalle intercettazioni delle conversazioni che vedono come interlocutore Giuseppe Montella, l’appuntato dei carabinieri (originario di Brusciano) finito agli arresti nell’ambito dell’operazione Odysséus, quella portata a termine a Piacenza (48 giorni fa), e in seguito alla quale è stata sequestrata la caserma Levante (primo caso nella centenaria storia dell’Arma).

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La stazione di Via Caccialupo è stata dissequestrata nella giornata di ieri, e riaprirà nei prossimi giorni.  Ma tornando alla modalità di approvvigionamento, era questa: Montella – che insieme a Daniele Giardino, il suo socio, gestiva il traffico illecito – poteva contare su una rete di informatori-pusher, che quando inquadravano degli spacciatori che si davano maggiormente da fare, andavano subito a riferirlo al carabiniere. L’obiettivo – risulta dalle indagini – era duplice: da un lato si stroncava la concorrenza sul nascere, dall’altro, ci si riforniva, praticamente appropriandosi di parte della droga sequestrata agli spacciatori arrestati. Naturalmente, per la riuscita dell’operazione, questa doveva essere effettuata da Montella.

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Il 10 aprile scorso, Megid Seniguer, uno dei pusher che «lavora» col carabiniere, si reca in caserma insieme alla sua compagna. Quest’ultima è lì per una denuncia, ma il discorso cade immediatamente sugli approvvigionamenti del gruppo. I tre vengono intercettati mentre ragionano sull’eventualità di organizzare una ulteriore operazione di polizia giudiziaria finalizzata a recuperare sostanza stupefacente. Per Montella, l’operazione è fattibile, a patto che il quantitativo di droga da sequestrare sia considerevole. «Perché andare a prendere cinquanta grammi… non vale neanche la pena. Cioè, se sequestri un chilo e mezzo (come in una precedente operazione effettuata, ndr) va bene, perché te ne tieni 300 grammi e ci sta il guadagno, ma se sono 50 grammi, che puoi tirare via dal sequestro? Niente. Quindi, non conviene», spiega ai pusher, il carabiniere.