Un camorrista che non si attiene alle regole condannato alla restituzione del denaro recuperato (foto di repertorio)

Gli investimenti del boss del clan Fabbrocino, chiamato a dirimere una questione di denaro

L’attività di recupero crediti è certamente tra le più remunerative per le organizzazioni camorristiche. E’ effettuata, con delle varianti (in base alla tariffa praticata e alle modalità), dalla stragrande maggioranza dei gruppi che si muovono sullo scacchiere criminale di Napoli e provincia. C’è chi si fa pagare il servizio del 50% (sul totale da recuperare), chi invece si accontenta anche di meno, basta però che il guadagno sia cospicuo. E’ il caso di un boss dei Fabbrocino che per il suo intervento riceverà una somma non  inferiore ai 50mila euro. Questa la promessa della persona che ha chiesto l’interessamento del camorrista per rientrare di una somma a cinque zeri.

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A parlare – intercettati – sono il boss e un suo sodale. Il capoclan racconta all’affiliato di come investirà i propri risparmi e gli confida che ha intenzione di comprare dei terreni. Al riguardo, il boss precisa che, se non ce la farà a pagare con i risparmi che ha, il resto dei soldi lo potrà racimolare da un’altra situazione di recupero credito, per un ammontare di circa 250mila euro. Lui è stato chiamato ad intervenire con la promessa di una lauta ricompensa, non inferiore ai 50mila euro.  Nel corso della conversazione, i due parlano di un loro compariello, del quale tessono le lodi, descrivendolo inoltre, come una persona ben inserita negli ambienti criminali, e «che sa come comportarsi». Tra l’altro, ricordano i due malavitosi, il loro amico è lo stesso che ha favorito la fuga, e quindi la latitanza, di un elemento di spicco di un clan del Vesuviano.

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