Vincenzo Mazzarella e Luigi Giuliano

LA STORIA DELLA CAMORRA Il padrino (deceduto in carcere nel 2018) nel corso di una udienza di un processo contro il clan Zaza

«Avete mai frequentato Forcella?», chiede il presidente della Corte. «Sì, ma solo a livello di sparare». E’ la risposta secca del boss Vincenzo Mazzarella (deceduto in carcere, a Milano, a novembre del 2018), che nell’occasione, è tra gli imputati di un processo imbastito contro il clan Zaza. L’udienza si tiene a Napoli, all’inizio del 1986. Nel corso dell’interrogatorio si parla del rione napoletano di Forcella e dei presunti rapporti con i fratelli Giuliano, e in particolare di una sparatoria che ha visto protagonista Mazzarella. «Si è trattato di una lite per motivi di viabilità, passo prima io, passi prima tu, e alla fine ho sparato», racconta il boss di San Giovanni a Teduccio, conosciuto negli ambienti malavitosi con l’alias di ’o pazzo. «Un giorno mi trovavo a passare con la macchina da quelle parti (a Forcella) – spiega – stavo nei pressi di una specie di incrocio, io volevo passare, loro pure volevano passare. A un certo punto scendemmo dalle macchine e cominciammo a litigare. Mi si buttarono addosso un paio di persone, io presi la pistola e sparai, e per quei fatti ho preso cinque anni e mezzo di carcere». «Con chi vi trovavate?», chiede il presidente della Corte. «Solo io. E ho pagato cinque anni e mezzo, presidente», risponde Mazzarella. «Ma voi, conoscevate quelle persone, questi Giuliano?», domanda ancora il magistrato. «Prima di sparare? No. Ma a me non me ne frega proprio. Io sparo a tutti quando litigo. A me non importa di nessuno, non ho niente da vedere con nessuno», taglia corto il boss. Dieci anni dopo quell’udienza, Vincenzo Mazzarella diventerà consuocero di Luigi Giuliano (ex padrino di Forcella); Marianna (figlia di Giuliano) sposerà infatti Michele, rampollo della famiglia di San Giovanni a Teduccio.

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