Cavalli durante una gara all'ippodromo (la foto è di repertorio, è generica, e non si riferisce ai cavalli di cui si fa cenno nell'articolo)

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sull’omicidio di un elemento di spicco della Nuova famiglia

Il boss Giuseppe Ruocco fu ucciso il sei agosto del 1991; secondo quanto hanno ricostruito processi imbastiti per far luce su mandanti ed esecutori del delitto, grazie pure alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, l’assassinio di Ruocco maturò nell’ambito di un regolamento di conti, all’interno della Nuova famiglia, capeggiata da Carmine Alfieri (che in seguito passerà a collaborare con lo Stato). A fornire particolari relativi alla decisione che portò alla morte dell’elemento di spicco dell’organizzazione, sono anche Pasquale Galasso e Fiore D’Avino.

Ruocco fu accusato di essersi messo in affari in proprio, e tra l’altro era particolarmente legato a un suo affiliato, che gestiva i suoi cavalli da corsa, e che era sospettato di essere confidente delle forze dell’ordine. «Non mi potei opporre a quell’omicidio – spiega ai pm, Pasquale Galasso – perché già da qualche anno, Alfieri proponeva di uccidere Ruocco (…) Alfieri, per quanto ne so, aveva riferito a Ruocco più di una volta di allontanare questa persona(quella sospettata di informare le forze dell’ordine, ndr), ma ciononostante, Ruocco la teneva accanto a sé, tanto da concertare con questa qualsiasi affare, anche quello di preparare delle truffe (…) per cui si arriva al 1991, estate del 1991».

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Le scuse di Carmine Alfieri,
nel giustificare
la necessità del delitto

Proverbiale, dunque, la passione per i cavalli, da parte dell’obiettivo dell’azione di morte, tanto che Carmine Alfieri, rendiconta Fiore D’Avino, quando dovette spiegare le cause che rendevano necessario il delitto, «sempre per giustificare quella sua decisione , nell’elencare, come era solito fare, vizi, difetti e colpe delle sue vittime designate, parlò della passione di Giuseppe Ruocco per i cavalli con ira, poiché a suo dire, essa era tale da spingere  Ruocco a qualsiasi imprudenza, così esponendo anche lui a pericolo. Soprattutto Alfieri si lamentava che l’arresto di Ruocco presso l’ippodromo di Telese aveva avuto come risultato, per lui intollerabile, che il suo nome era di nuovo comparso sulla stampa con clamore ed evidenza».

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