L'arresto di Mariano Torre

La circostanza registrata in diretta durante un incontro a casa dell’allora capoclan dei capitoni di Miano, Carlo Lo Russo

E’ a colloquio con il capoclan Carlo Lo Russo (poi passato a collaborare con la giustizia), a casa di quest’ultimo, quando alla porta bussano le forze dell’ordine. Per uno dei ras del clan di Miano, Mariano Torre (anche lui, in seguito, si pentirà), allora, non c’è altra possibilità che nascondersi nell’armadio. La circostanza viene registrata praticamente in diretta, dagli investigatori che hanno imbottito di microspie, l’abitazione di Carlucciello (alias di Lo Russo), in Via Janfolla a Miano. E’ il 22 febbraio del 2016. Nel corso dei dialoghi intercettati, sottolineano gli inquirenti, «gli interlocutori discutono sulla probabile cattiva gestione e sugli introiti ricavati da una piazza di spaccio, sicuramente in società con la Masseria Cardone (clan Licciardi, ndr). Secondo Carlo Lo Russo, il ricavato è misero anche in considerazione della spartizione dei proventi tra i soci e dei debiti con altre organizzazioni criminali».

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Si parla anche di un narcos che rifornisce i capitoni (i Lo Russo, appunto) di Miano, tale Barbetta, «il quale – si evince dalle parole di Carlo Lo Russo – a sua volta, lo acquista in un luogo lontano da Napoli (“praticamente, questo ha fatto tremila chilometri”) pagandolo lo stesso prezzo di vendita offerto a Napoli (“per avere lo stesso prezzo di qua”)».

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Durante l’incontro tra Lo Russo e Torre, non mancano i colpi di scena. La conversazione comincia a essere intercettata alle 22.18, poco dopo si registra la «visita» da parte delle forze dell’ordine. Temendo di essere scoperto a casa del capoclan, il ras Mariano Torre è costretto a nascondersi in un armadio. Alle 22.21, è riportato nel brogliaccio delle intercettazioni (finite agli atti in una inchiesta sul clan Lo Russo), gli uomini in divisa «entrano in casa di Carlo per un controllo e Mariano si nasconde, su indicazione della moglie di Carlo Lo Russo, nell’armadio».

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